#1 – BIG BANG

Sono una che ama irrimediabilmente la Città. Mi piacciono la folla, il caos, il traffico, i rumori, le luci, la possibilità di alienarsi se si vuole e di non farlo se no. La Provincia e la Campagna, invece, insieme a tutti gli altri sostantivi contrari a Città, mi mettono angoscia e oppressione. Mi fanno sentire sola e isolata.
Della Città, poi, mi piace il centro. Nel senso che tra 20 mq in centro e 100 in un quartiere residenziale allo stesso prezzo, io sceglierei sempre e comunque i primi.
Forse perché sono di Napoli. Anzi, di Napoli-Napoli, come dicono quelli che te lo chiedono: sono nata all’ospedale dell’Annunziata, nel quartiere Pendino, praticamente attaccato a Forcella.  Nel cuore della città, insomma, dove strade, palazzi e persone stanno uno in cuoll’ a n’at’ e ti fanno sembrare strani e deserti tutti i luoghi con una densità minore agli ottomilaepassa abitanti per km quadrato, sicché poi per tutta la vita vuoi sempre, disperatamente, abitare in città, e al centro.
Forse mi piace la Città perché sono una brutta persona e non sopporto le condizioni ambientali che mi mettono a contatto con me stessa (la campagna, la pace, la quiete eccetera).
Forse i motivi sono altri, ma sta di fatto che questa è l’unica certezza che ho acquisito su di me in 36 anni di vita e altrettanti di dubbi esistenziali.

Ebbene, con quest’unica e solida certezza alle spalle, io a luglio di quest’anno…

mi sono trasferita in provincia.

In una casa che guarda una vallata.
In un paese di (soli) 40.771 abitanti.
Dove, per farvi capire, NON ESISTONO TAXI.

Come diavolo mi è venuto in mente?

Tutta colpa di un tipo coi ricci biondi e gli occhi chiari che pare un agnellino e invece è un mulo.  Che dei 20 mq in centrocittà se ne frega e anzi, pare che senza una terrazza sulla vallata possa morire da un momento all’altro.

E non è finita qui.

Sono anche incinta.

Io, che quando la mia migliore amica ha iniziato a parlare solo di cacche-pappe-malattie-pannolini-asili-e-maestrestronze – persino lei, genio assoluto che credevo immune alla sindrome della Mamma Talebana* – ho pensato di cambiare migliore amica. Che un figlio sì, ci penserò, forse, un domani, quando sarò una Persona Migliore. Che a un certo punto ho capito che non diventerò mai una Persona Migliore però qualcuno che mi organizza il funerale lo dovrò pur lasciare su questa terra. Che a quel punto però già credevo di essere sterile e quindi vai sereno con il sesso senza precauzioni tanto alla fine lo dovremo adottare e allora poi si vede.

Ecco: si è visto. Il figlio è arrivato, quando gli pareva a lui. Cioè nel momento in cui stavo già affrontando un trasloco, la provincia e la convivenza.
Tanto per dimostrarmi, per l’ennesima volta, che no: non va tutto come ci pare e piace. Né, soprattutto e tantomeno, quando ci piace.
La vita capita. Almeno, a me.
Poi, vabbé, ci sono quelle come Alicia Florrick, beate loro.

Ad ogni modo.
Alcuni dei miei “vecchi” amici di città già mi pensano come se fossi morta, o trasmigrata in un altro continente: il paese, il figlio… ormai è andata. Non è che me lo dicano, si capisce.
Io morta non sono, ma di sicuro non li ho presi benissimo, tutti questi cambiamenti messi insieme. Mi sono sentita come se un Freccia Rossa a tutta velocità mi avesse preso in piena faccia, sbàm.
E infatti il blog lo volevo aprire a luglio, e invece siamo a novembre.
Però adesso sono qui, osservo me stessa e la mia vita e, col tono di uno scienziato che sta facendo un esperimento, mi chiedo:

chissà se sopravvivrò a questo Big Bang.

Così, come ogni scienziato che si rispetti, ho deciso di tenere un diario di quest’esperimento.

E questo qui, è l’inizio.

P.S. Macondo, si sarà capito ormai, è il nome che ho affibbiato al paese in cui sono venuta a vivere: perché un pochino ci assomiglia, al paese di Garcìa Marquez. Però il mio non si trova in Sud America, ma a una ventina di chilometri da Roma.
Per estensione, è diventato il nome del mio nuovomondo in generale, nel senso di nuovavita.
E a dirla proprio tutta, considero Macondo un nome perfetto per il nuovomondo di chiunque: la vita che, per intenderci, inizia quando nella propria si verifica, appunto, un grosso Big Bang. Che siano eventi felici, o meno.

* Sindrome alquanto auto-esplicativa, no?

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9 thoughts on “#1 – BIG BANG

  1. Buona Macondo, allora! Che non mi sembra ( proprio come te) possa considerarsi davvero confinata a venti chilometri da Roma, ma che da lì intenda invece avanzare a passi decisi e un po’ brutali verso la Città e invaderla della sua energia nuova e incazzosa. Buona Macondo che ci porti a condividere: ne abbiamo bisogno, approfittiamo di te, ma non lo ammetteremo mai. Noi, della Città, siamo abbastanza stronzi! Buona Macondo, contro questa massa che ti spia con un bel pizzico di vigliaccheria. Sopravviverai, sì. Non te la puoi perdere questa soddisfazione delle nostre facce attonite (cavolo, c’è riuscita, io me la sarei fatta sotto…) Dài. Che figata quel traguardo… questo penso di potertelo promettere per esperienza. Approdare. Per il resto c’è Mastercard.

  2. si chiama legge del contrappasso..
    io che vivevo per viaggiare e viaggiando vivevo, sto con il “paguro” che ama stare in casa e si si sposta solo portandosela dietro! non da ultimo, ha paura di volare.. (I’ll happily follow u!)

  3. Ciao sono un Macombese….siamo felici di averti con noi..i tuoi racconti sono a dir poco da lacrime….per le risate che susciti…ti prego tienici aggornati…vai così e come dicono dalle tue parti” ..a da passa’ a nuttata..”…a big hug. ..

  4. Ecco, a me è capitato esattamente il contrario. Io, che appena vedo un prato verde vengo colta dalla smania di correre e cantare “The hills are alive with the sound of music”, che metto un vaso sul davanzale e mi ostino a fingere che sia un orto, che oltre a cani e gatti mi prenderei in casa anche le pecorelle, i vitelli e i pulcini, ho sposato un tipo – che i riccioli biondi li ha avuti in culla, ma adesso è calvo e sì, gli occhi chiari ce li ha pure, ma vuoi mettere l’azzurro del cielo un’ora dopo il tramonto? – che se non sente il rumore del traffico cittadino e lo strombazzare dei clacson non riesce a prender sonno. Il mio big bang è stato venire a vivere in una micro casa in centro città, con otto finestre (talmente tante che non ci sono quasi pareti a cui accostare i mobili) ma nemmeno un balconcino-ino-ino e cercare di far finta di essere in campagna. In compenso non ho figli, e a questo punto comincio anche a credere che ormai non ne avrò. Però chissà, mai dire mai. Magari proprio quando inizierò a pensare che in questa casa infilarci pure un figlio… ma figuriamoci… un figlio non si fa mica in queste condizioni… non lo si fa mica crescere in questo caos, è la volta buona che rimango incinta.
    Staremo a vedere. Intanto spio te e questa nuova avventura che si preannuncia assai avvincente. Sicuramente molto più avvincente della terza stagione di Homeland.

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