Vicini di casa e black out

Nella Grande Città abitavo in un classico condominio: palazzo primi Novecento, due scale, solo nella mia undici appartamenti. A Macondo, invece, il mio portone dà accesso a tre posti: lo studio di un dottore al piano terra; una casa all’ammezzato, sopra lo studio; e noi, al primo piano. Fine.
Praticamente, si può dire che non è un condominio. Siamo soli.
Beati voi, dicono tutti.
Come insegna Fantozzi, infatti, pare che l’umanità intera detesti i condomìni e soprattutto i condòmini.
Io, però, no. A me i condomìni piacciono. Soprattutto per un motivo: da rinomata pusillanime, ho paura del buio e della pioggia (come i cani, dice Cuoresaldo). E quindi, quando si verificano quei black out globali che, tipo, tutto un pezzo di strada resta al buio perché un fulmine ha demolito un traliccio, a me piace uscire sul pianerottolo e scambiare chiacchiere coi vicini. Oppure parlarci da piano a piano, vedere le luci delle torce nel palazzo, fare a chi la sa più lunga sul guasto perché ha chiamato l’Acea, ha un parente che lavora in Acea, conosce quel traliccio da quando l’hanno piantato eccetera eccetera eccetera.
Non riuscendo a rassegnarmi all’idea di fronteggiare i black out da sola (per la legge di Murphy mi ritrovo sempre senza Cuoresaldo, quando si verificano), ancor prima di trasferirmi a Macondo ho iniziato a guardarmi intorno alla ricerca di VICINI PAPABILI.  La situazione era la seguente:

  1. Casa all’ammezzato. Abitante: signora cicciona con figli ciccioni, detta Scimmia Urlatrice perché parla sbraitando dalla mattina alla sera.
  2. Piano superiore al nostro (cui si accede da un altro portone, causa la strana morfologia del centro storico di Macondo). Abitante: vecchina adorabile con figlio quarantenne un po’ toccato, tale Ernestino. Il ragazzo ha singolari abitudini, quali: alzarsi alle quattro di notte e fare avanti e indietro per casa con zoccoli Schulz; ascoltare una radio italiana a tutto volume alle sei di mattina; bestemmiare e dire parolacce ad altissima voce sempre alle sei di mattina.
  3. Piano ancora sopra. Abitante: centenaria rimbambita che passa tutto il giorno a dare da mangiare ai piccioni che cacano sul nostro terrazzocheguardalavallata.
  4. Palazzo accanto, balcone che guarda sulla nostra terrazza. Abitanti: famiglia dell’Est numerosissima e odiosa. Cuoresaldo dice che sono razzista, io dico che ci tengo all’educazione: se stai affacciato al tuo balcone e mi guardi fisso, almeno rispondi ai miei cenni di saluto. Invece niente, quelli fumano e buttano i mozziconi sul terrazzo.
  5. Villetta monofamiliare di fronte 1. Abitante: Cape Fear, individuo nerboruto e tatuato che quando ho iniziato a frequentare Cuoresaldo era agli arresti domiciliari e aveva la volante della polizia davanti casa una mattina sì e l’altra pure. Ha una cagnolina che picchia e sgrida sempre, ma Cuoresaldo dice che le vuole molto bene. Ogni tanto esce con un carrello tipo quello che le signore usano per la spesa: secondo me ci porta armi, o droga.
  6. Villetta monofamiliare di fronte 2. Abitante: Miss Marple. Ossia, una signora dai capelli paglierini a cuccuma (un po’ gonfi, per capirci… un po’ parecchio) che secondo me ha una doppia identità: si occupa molto accuratamente delle sue piante e del suo terrazzino (che infatti sembra la giungla di Mowgli) e intanto tiene d’occhio il quartiere, soprattutto Cape Fear. Cuoresaldo dice che è cieca, quindi non è possibile, ma secondo me finge solo, di non vederci bene. In realtà è un’aquila.

Considerando che la scimmia urlatrice e quelli dell’est li hanno sfrattati perché non pagavano l’affitto, che la centenaria rimbambita e la mamma di Ernestino sono decedute e, infine, che Ernestino e Cape Fear mi fanno più paura dei black out, l’unica che mi restava come vicina papabile era solo Miss Marple.

Così, dopo qualche tentennamento, ieri sera ho deciso che stamattina le avrei portato una fetta di crostata e mi sarei presentata. Ma Cuoresaldo, prima di andare a dormire, rientra dalla terrazza dove va sempre a meditare prima di coricarsi e mi fa:

–       Due vecchiette schioppate, due famiglie sfrattate…
forse è meglio che per un po’ la smetti, co’ sta fissazione di farti amici i vicini.

Sicché ho desistito e, per il momento, spero solo che a Macondo non si verifichino black out.

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6 thoughts on “Vicini di casa e black out

  1. Cosi ci chiudono tutti e due eh eh eh!!!!! e tu senza matti che fai? Anche la signorina Marple non scherza.Quando me la fai conoscere?

  2. giusto per informazione anche i tuoi nipotastri d’Oltralpe hanno una paura fottuta della pioggia deve essere genetico…ma fra te e loro pensa che fortuna abitare a Macondo Down Town e non a Lille dove piove 363 giorni all’anno! 😉

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