Della Bellezza

Non me ne vogliano i Macondesi ma… bello proprio no, Macondo non lo è. Ha alcune cose carine: la posizione eretta su un colle, la torre del Comune che svetta e si vede da lontano e batte bandiera invece che croce, l’arco di accesso al centro storico, il centro storico in generale, la casa di Cuoresaldo.
Ma la Bellezza, quella che ti consola e ti commuove, quella che ti allevia il dolore e la solitudine, quella che ti eleva e ti racconta, di te stesso e del mondo… bé, quella è un’altra faccenda. È una qualità superiore, fatta di Storia e Natura, che ovviamente possiede la Grande Città. Anzi, che possiedono entrambe, le mie due Grandi Città (checché su una di loro possa avere da ridire il Troglo, un amico di Cuoresaldo con la mente un po’ annebbiata).
La mancanza di questa qualità in Macondo era una cosa che, a un certo punto, mi ha fatto stare male. Proprio fisicamente, intendo. Al punto che, dopo l’estate, non volevo rientrare dalle vacanze. E che, una volta rientrata, non volevo uscire di casa. Avevo perso un po’ della mia gioia di vivere, e non era solo colpa della (fottuta) scialorrea: mi mancava la Bellezza.
È stato il momento in cui ho creduto che no, non ce l’avrei mai fatta a sopravvivere qui.

Poi, però, è accaduta una cosa. Un fatto straordinario e degno di nota: ho scoperto un pezzo di Bellezza anche qui a Macondo.
Un pezzo che la Grande Città non aveva, quantomeno non lo aveva accessibile a tutti: un pezzo unico, quindi, come dev’essere la Bellezza.
Cuoresaldo me ne aveva parlato ma io, non so perché, non gli avevo creduto.
Invece, poi, l’ho fatto: sono andata a vederlo.
Sono entrata e l’ho sentito con gli occhi, il naso, le orecchie.
E poi, la seconda volta, anche con la bocca e con la pelle.
E ho capito che era quello, il regalo che Macondo aveva in serbo per me:

il suo STADIO DEL NUOTO.

Una struttura enorme, fatta di ferro e vetro e legno: un altissimo, sconfinato soffitto in legno con enormi tubi di acciaio. Una piscina olimpionica, 50 metri di lunghezza e tantissimi di larghezza. Pareti a vetrate, da cui si vedono gli alberi e da cui filtra il sole. Per cui, se ci vai a nuotare di mattina come faccio io, vedi la luce entrare e frangersi contro l’acqua, penetrarla, toccare il fondo e spargersi tutto intorno, mentre tu, intanto, scivoli nel silenzio e ascolti solo il tuo respiro.

Ognuno ha il suo elemento, e il mio è l’acqua.
Ognuno ha bisogno del suo pezzetto di Bellezza, che gli faccia da rifugio e da serbatoio di energia.
Il momento in cui io ho scoperto il mio, e l’ho vissuto, ho iniziato a voler bene a Macondo.
Ho cominciato a pensare: posso farcela. Possiamo, farcela, Macondo, tu ed io.

E infatti oggi che non sono andata in piscina sono di nuovo a un passo dal suicidio. Ma no, non mi suiciderò:  piuttosto, vado a prepararmi la borsa col costume e gli occhialini.
Domani, qualunque cosa accada, vado a prendermi la Bellezza che mi spetta.

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4 thoughts on “Della Bellezza

  1. Una cosa che devi sapere dei “Buendia” è che sono permalosi, sopratutto se gli si tocca Macondo.
    Difetto dal quale non sono immune nemmeno io, pur essendo un Buendia expat.
    I Buendia, specialmente gli expat, sanno bene in che buco sperduto sono nati e amano Macondo in maniera disillusa e Catulliana.
    Però leggerti è così piacevole, così palese e comprensibile il tuo malanimo e la tua obiettività, che la smorfia permalosa lascia il posto ad un ampio sorriso in me che ti immagino ironica e sarcastica concentrata a maledire te ed il tuo amore per cuoresaldo.
    Continua a scrivere ti prego.
    Un abbraccio affettuoso a te alien e cuoresaldo.
    Niño

  2. Pingback: La seconda cosa bella | Life on Macondo

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