Racconto di Natale

Ieri, trovandomi nella Grande Città per questioni di lavoro, sono andata a fare visita alla signora P.
La signora P, come alcuni sanno, era la mia padrona di casa nonché vicina di pianerottolo quando abitavo nella Grande Città.
Undici anni e mezzo insieme: praticamente una vita.
In cui, tra alti e bassi, siamo diventate amiche, anche se lei è del 1927 e io del 1977. Ma io ho un debole, per i vecchietti. E poi la signora P sarà anche in là con gli anni ma è sempre stata molto più in forma di me: si pulisce la casa da sola e quella brilla come un diamante Svarosky; fa giardinaggio trasportando enormi vasi pieni di terra con tanto di albero piantato dentro che neanche Sansone; tutti i giovedì sera va girando per i bar del quartiere a raccattare cornetti e dolcetti per la colazione dei duecentoepassa senzatetto che organizza il venerdì mattina in chiesa… e insomma fa diciotto milioni di cose che io neanche se mi ammazzo di anfetamine.

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Buoni pasto e saggezza popolare

L’altra sera, mettendo ordine tra una vomitata e l’altra nel caos-post-trasloco-che-non-finirà mai, ho trovato per caso due blocchetti di buoni pasto appartenenti a Cuoresaldo e scadenti a dicembre 2013. Cioè, adesso.
Per una come me, che non ha mai avuto un lavoro normale da dipendente, i buoni pasto sono una specie di miracolo, una sorta di Manna dal cielo: foglietti di carta con cui puoi mangiare gratis in alcuni ristoranti ma anche fare la spesa, sempre gratis, in altri. E anche se Cuoresaldo mi ha spiegato che non è proprio gratis-gratis, perché i buoni sono un modo con cui la sua azienda gli elargisce parte dello stipendio, a me paiono comunque un miracolo che è peccato capitale sprecare del tipo che, se li fai “andare a male”, finisci all’inferno. A maggior ragione se corrispondono a lacrime e sangue buttati sul lavoro.
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Parigi e i luoghi comuni

Premessa tecnica:  causa stronzissima tastiera francese (che, tanto per farvi capire, ha la « q » al posto della « a », dodici tipi di « e » accentate ma non la « i » o la « o ») scrivo alla velocità di un bradipo incattivito, sicché questo post sarà scritto peggio del solito (che magari per qualcuno é difficile da credere, ma invece …).

Dicono che Parigi sia la città dell’amore e degli innamorati ma secondo me non é vero, anzi: stando alle mie conoscenze dirette, Parigi in amore porta una sfiga pazzesca. Continue reading