Sant’Antonio. Ovvero, di maschi e di femmine.

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Domenica, a Macondo, si è festeggiato Sant’Antonio (abate), anche detto amichevolmente – secondo una prassi di suffissazione che pensavo sarda e invece è anche continentale – Lu Santu.
Ma quanti cavolo di santi patroni ha, Macondo? È già la seconda volta in meno di un anno! Ha protestato la mia Super Amica Roscetta quando mi ha chiamato domenica mattina per propormi un metropolitanissimo brunch nella Grande Città e mi ha sentito rispondere urlando, tra uno zoccolare di cavalli e un coretto della banda, che no, non potevo! prima di tutto perché noi abitiamo al centro storico e, anche volendo, per uscire dal paese durante la festa del santo devi solo chiamare l’Air Force One e farti prelevare, ma poi Cuoresaldo figuriamoci se vuole.

Il fatto – per spiegarlo alla Roscetta – è che Antonio non è, il patrono di Macondo. Come non lo è Giovanni, che pure Macondo festeggia (ma a giugno) e cui lei (credo) faceva riferimento.
Antonio e Giovanni vengono celebrati, a Macondo, perché scandiscono un calendario fatto ancora e veramente di stagioni (l’Inverno del fuoco, la Primavera delle Lumache… tipo), perché sono festività che provengono un po’ dalla Natura e un po’ dalla Religione ma soprattutto sono state trasformate dalla Storia in Tradizioni che uniscono e cementano la Comunità di un Territorio e…
E insomma, per farla breve, Sant’Antonio è una festa che Macondo celebra in quanto Paese.
Una festa che, come molti altri paesi di diciamo campagna, Macondo sente molto.
Una festa che, non me ne vogliano le femmine, soprattutto I MASCHI sentono moltissimo.

Perché Sant’Antonio nascerà pure come la festa degli animali (Antonio è il loro protettore), sarà pure fatta di messe, riti e liturgie cattoliche varie, ma, di fatto, è la festa di Bacco e del Fuoco: e chi è nato per reggerli bene – il vino e le fiamme – sono i maschi, non c’è molto da obiettare.

Tra i maschi, ovviamente, ci sono Cuoresaldo e i suoi Mille Amici del Cuore (scusate la cacofonia): perché Cuoresaldo ha mille amici, e a tutti è affezionatissimo, anzi, di più, li ama proprio, senza se e senza ma, e anche se, di fatto, li vede e li frequenta poco, lui si sente bene a sapere che esistono, lì, a pochi metri da lui, tutti, che separati sembrano mille frammenti ma che in verità formano una roccia, quella che rende il suo Cuore, appunto, Saldo, quella che, alla fine, è il vero motivo per cui noi due non ci schiodiamo da Macondo nonostante tutta la nostra vita si svolga nella Grande Città.

Quella roccia, appunto, cascasse il mondo, si ricompatta proprio a Sant’Antonio, quando i vari frammenti rispuntano dal letargo dell’inverno: padri di famiglia di solito presi da lavoro, mogli e figli; creativi e musici vari di solito immersi nei loro mondi; un viaggiatore di professione, il Poeta, che di solito è in volo intorno al pianeta; e persino un emigrato vero, il Carismatico, uno di quelli che non è andato semplicemente al Nord o Oltralpe, ma in un paese lontanissimo e diversissimo dal nostro (e che poi ha, tra gli Amici del Cuore, un posto tutto speciale, e insomma credo sia proprio nella top three di Cuoresaldo).

Tutto questo per dire che io, femmina e metropolitana, con Sant’Antonio non c’azzecco poi granché. Solo che per ammettere e rendere esecutiva questa Grande Verità, io ci ho messo tre anni.

Perché all’inizio della mia storia con Cuoresaldo ero partita un tantino, come dire, fomentata. Accecata dai prosciutti dell’amore, il primo anno non ne ho saltato uno, di appuntamento: le cene coi torciari (tutti maschi), la benedizione degli animali sul sagrato del Duomo (con Vitellozzo), la cavalcata, il Silenzio al cimitero e soprattutto LA TORCIATA.

Ossia l’infinita fiaccolata godereccia con cui la Statua del Santo viene accompagnata dal Duomo alla casa del Nuovo Signore  – che non è un nuovo Dio ma il notabile locale che ospiterà la suddetta statua per un anno – attraversando tutto il paese anche se, per dire, la casa è a due metri dal Duomo: come se al Monopoli, per andare da Parco della Vittoria a Viale dei Giardini, facessi tutto il giro anziché spostarti di una sola casella.

Neanche l’avvertimento che avrei dovuto indossare vestiti appositi, vecchi e possibilmente ignifughi, perché qualcuno con le torce potrebbe bruciarti… anzi, occhio ai capelli mi fece arretrare: cretina come solo gli innamorati sanno essere, mi feci tutta la processione con l’incubo di morire abbrustolita. E sola, soprattutto. Perché dopo i primi quindici minuti, inutile dirlo, avevo perso nella folla Cuoresaldo e i suoi amici, e loro figurati quando mi ritrovavano, ubriachi marci com’erano.

Alla fine della processione, poi, feci anche un’ora e mezza di fila per entrare nella casa del Nuovo Signore, inginocchiarmi e baciare i piedi del Santo.
Io, che non vado a messa dalla Prima Comunione.

Adesso le cose sono cambiate: venerdì che Cuoresaldo aveva la cena dei torciari io me ne sono andata a cinema nella Grande Città con la mia amica Sue Ellen, e la domenica ho partecipato giusto a una passeggiatina in centro (il tempo di vedere la Carica dei 101 sul sagrato del Duomo -la benedizione degli animali è diventata più o meno quella dei cani- e un po’ di cavalcata).

La torciata sotto l’acqua, a cantare Sant’Antognittu nostru, bellu, gagliardu, e tostu,  l’ho lasciata a Cuoresaldo: va bene l’uguaglianza (per sesso e area geografica di provenienza), ma senza esagerare.
E poi, l’innamoramento sarà pure annullarsi nell’altro, ma l’amore significa tornare in sé.

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5 thoughts on “Sant’Antonio. Ovvero, di maschi e di femmine.

  1. Sarà…ma più racconti e più mi vien voglia di mollare la città e andarmi a cercare un paesello dove vivere…è sicuramente meno monotono!! E comunque accecata dai prosciutti dell’amore mi fa morir dal ridere 🙂

  2. È vero, l’amore significa tornare in sé. Ossia, come mi diceva la mia tata, “Nénne’, scetate ‘a ‘stu suonno!”.
    Però fra me e il consorte le parti sono invertite (e forse quello che dovrebbe scetarsi dal sonno è lui), perché io mi sarei volentieri ubriacata e brandendo il torcione avrei fatto scherzi incendiari agli amici, mentre lui avrebbe scelto senza esitazioni il brunch metropolitanissimo.
    L’amore, spesso, è davvero imperscrutabile.

  3. “l’innamoramento sarà pure annullarsi nell’altro, ma l’amore significa tornare in sé.”
    la farò mia, piace molto!

  4. Io non ho partecipato, in quanto residente a Mentana e nativo di Poggio Mirteto. Detto questo, su Santo Antonio dissento da tutti i miei amici: non me ne frega nulla 🙂

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