La macchina del capo

caduta in acquaUna settimana fa, lo sapete tutti, c’è stata una terribile alluvione che per quanto non abbia – come dicono i tiggì – “messo in ginocchio” la Grande Città e i suoi dintorni, li ha sicuramente stressati parecchio. Mentre Macondo – complice la sua posizione alta sul colle – ha retto piuttosto bene al maltempo, le strade che lo collegano alla Grande Città e al resto del mondo… no, per niente.  Sicché, venerdì scorso, Cuoresaldo non è potuto andare in ufficio, e i miei genitori – che per venirmi a trovare (in auto, chiaramente) avevano scelto con attenzione e calcoli  statistico-astrologici di vario tipo proprio quel week end – hanno impiegato per raggiungerci sei ore invece che due.
Al di là di questi piccoli disguidi, però, per noi tutto è andato bene…
…fino a lunedì.
Quando, ad andare a Roma per lavoro, sono stata io: avevo una riunione importante nel pomeriggio, dovevo presentare un lavoro e ricevere feedback (come dice la gente seria).
Così, all’ora di pranzo, sono balzata su Kit (si fa per dire, con la mia mole e agilità) e sono partita alla volta della Grande Città, rassicurata dai messaggi di Cuoresaldo che, partito ore prima di me,  sosteneva tutto okay, allagamenti rientrati, strada libera… e qualche altra cosa che nella fretta non ho letto.

L’andata è stata perfetta: niente traffico, niente problemi di viabilità, solo qualche pittoresco resto della battaglia a bordo strada (rami di alberi caduti, operai al lavoro per transennare e aggiustare, etc etc).
La riunione è andata bene, anzi, molto bene.
Alle cinque di pomeriggio ero fuori.
Alle sei ho recuperato Kit e mi sono messa in moto per tornare, sotto una pioggerellina sottile che a Londra è la norma ma nella Grande Città paralizza il già di suo non fluido traffico metropolitano.
Ho infatti impiegato due ore – letteralmente, eh, dalle sei alle otto – solo per fare un chilometro e uscire dal mio vecchio quartiere.
Ma non me la sono presa a male: ero contenta per il successo lavorativo, ho chiacchierato con la Blondie al cellulare (con l’auricolare), ho sentito della bella musica, ho fatto anche tappa dal mio vecchio macellaio di fiducia per comprare della buona carne senza parcheggiare (era tutto fermo)… ché magari quando arrivo a Macondo non ho voglia di andare al supermercato e fare la spesa.
Poi, a un certo punto, verso le otto e dieci, dopo un ingorgo cosmico, il traffico magicamente – come spesso accade – si è dileguato.
Sicché io, baldanzosa, ho lasciato andare Kit al trotto: dai, che forse ci vediamo pure Un posto al sole. Una cosa moderata, eh, niente di spericolato.

Ero lì che sorridevo e me la canticchiavo lungo la Consolare che collega Macondo alla Grande Città quando mi accorgo di LEI: una voragine al centro strada, proprio in mezzo alle due corsie, coperta di acqua bagnata. Era a pochi millimetri dal muso di Kit: troppo tardi per sterzare. E poi, penso rapidissimamente, è talmente grande che pure se sterzo un po’ ci finisco dentro lo stesso. Meglio affrontare il destino.
Sicché, procedo dritta, semplicemente rallentando, sperando nella buona sorte.
Un rumore fortissimo, e la speranza viene tradita all’istante: lo sterzo di Kit diventa pesantissimo e io devo accostare. Proprio di fronte a un falò di prostitute, tra l’altro.
Ho bucato, cazzo.

Scendo dalla macchina e controllo: la gomma anteriore sinistra è, in effetti, a terra. Chiamo Cuoresaldo (chi altri si chiama, scusate, in casi come questi?) e gli spiego la situazione. Lui, super operativo, mi chiede le mie coordinate geografiche (ehmmm… non so a che altezza, la Consolare per me è tutta uguale… più o meno di fronte al falò delle battone), mi spiega che è uscito dall’ufficio e sta arrivando, di non fare guai e non agitarmi: sentiti un po’ di radio e NON SCENDERE DALLA MACCHINA.

Ma io ferma non so stare, e poi volevo aiutare Cuoresaldo anticipando qualche operazione, tipo: scoprire se Kit ha una ruota di scorta e, se sì, dove la nasconde.
Così scendo dalla macchina, apro il portabagagli e, per prima cosa,
con mia grande sorpresa, trovo (e indosso) quest’oggetto che non avevo mai visto in vita mia:
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Benedico fra me e me mio padre e la sua solerzia in fatto di sicurezza stradale (ce l’avrà messo di sicuro lui, qui dentro, quel coso) e procedo a ravanare nel portabagagli. Dal quale estraggo, nell’ordine:

questi due oggetti aggrovigliati tra loro
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(un morbido e utilissimo tappetino da cucina blu + un ombrello argentato modello Creamy di provenienza ignota);

questa
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(una bottiglia d’acqua vuota dall’83);

questo
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(????);

questo
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(un bloccavolante fosforescente regalatomi da mio padre mai utilizzato con, notate, utilissima gruccia per pantaloni)

e infine questa:
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(una catena anch’essa regalatami da mio padre sempre come sistema antifurto e sempre mai usata, utilissima per risse allo stadio).

Smetto di benedire mio padre visto che, forse, ha un  po’ esagerato con le dotazioni – security  e cerco la ruota di scorta: niente.
Nel portabagagli è rimasto solo il… pavimento: una lastra di alluminio impenetrabile.
Richiudo il portabagagli.
Cerco il libretto delle istruzioni di Kit, lo trovo.
Scopro – da una figura – che la ruota di scorta è sotto quella lastra, bisogna svitare un bullone con un apposito attrezzo illustrato nella figura stessa.
Torno al portabagagli: che non si apre più.
Né col bottone apposito vicino al volante (si è inceppato), né con la chiave.
Uffà, pure questa.
Entro in macchina, abbasso i sedili posteriori, mi ci stendo sopra e comincio a sferrare calci contro il portellone, spiegando ad Alien di non preoccuparsi, sto solo facendo un gioco.
Le battone dall’altra parte della strada si avvicinano e mi fissano accigliate: non so perché, deduco che non si tratta di preoccupazione (povera figlia che le sarà successo), più che altro  non gradiscono avere di fronte al luogo di lavoro una macchina con le quattro frecce sparate e una pazza in giubbotto giallo fosforescente che vi gira attorno e soprattutto lancia calci rumorosi (guarda se per colpa di questa tutti i clienti devono andare al falò successivo).
Smetto.
Riprovo ad aprire il bagagliaio con i sistemi canonici e alla fine ci riesco.
Nel vano – miracolo! – trovo l’attrezzo illustrato di cui sopra: è attaccato al crick, che è attaccato alla macchina.

Libero il crick, libero l’attrezzo, comincio a svitare il bullone: niente.
Non si apre nulla.
Stanca e sudata, con Alien che mi lievitava nella panza, demordo e mi siedo in macchina.

– Brava che mi hai aspettato seduta sentendo la radio!

Il Taxi di Cuoresaldo si è accostato dietro di me e lui è al mio finestrino, tutto sorridente.
Quando scendo vede il giubbotto giallo e ritira i complimenti.
Però mi abbraccia e mi prende in giro, bonario.

– Che ti avevo scritto nel messaggio?
– …che la strada era libera.
– E poi?
– …
– Occhio alle buche.

Ah, ecco l’altra cosa che per la fretta non avevo letto nel suo sms.

Poi, in cinque picosecondi, come un novello Silvan, fa comparire la ruota di scorta dal bagagliaio.

– Dove diavolo l’hai trovata?!????
– Qua.
– Qua, dove???? (sporgendomi dentro il locale portavani)
– La ruota è SOTTO LA MACCHINA, NON DENTRO.  Il bullone che hai svitato serviva a reggerla, non ad aprire un doppio fondo segreto.

Stronza ruotina.

Si mette a lavoro per cambiare la ruota (senza giubbotto fosforescente) mentre io (col giubbotto) prendo a chiacchierare con una pattuglia della polizia stradale che intanto si è fermata accanto a noi.

– Avete chiamato voi?
– No, non ho chiamato io, però mi fa piacere che siete venuti perché così mi aiutate: voglio fare causa al comune perché sono caduta dentro una voragine e se la cosa mi capitava domani che Cuoresaldo era nel Freddo Nord voglio vedere chi mi sarebbe venuto a prendere e allora…
– Va bene, signora (INTERROMPENDOMI), ho capito. Se vuole facciamo un verbale di quanto accaduto.
– Voglio.
– (MINACCIOSO) Lei però è sicura di avere tutto in ordine?
– …tipo?
– Tipo la revisione.
-…ah.

Controllo. Revisione ok. Fiuuu. Procediamo.
Patente. Libretto. Tagliando dell’assicurazione.

– Il cedolino dell’assicurazione?
– Gliel’ho appena dato.
– No, quello è il tagliando in esposizione. Mi serve il foglio da cui ha staccato il tagliando.
– …
– Signora, se non ce l’ha… le devo fare la multa.

COSAAAAA???!!!!!????

Comincio a scavare come una scimmia impazzita dovunque, sotto lo sguardo dei tre vigili: il severo che mi vuole fare la multa, il compassionevole che dice che magari basta anche il tagliandino, l’empatico che si interessa della mia scialorrea (quante cose, s’imparano, in questo mestiere) e raccoglie tutte le carte che intanto io faccio cadere dal mio portadocumenti nell’angoscia di trovare il cedolino agognato (signò, però se si continua a perdere le cose ti credo che poi si becca le multe).

Tutto questo mentre l’operoso Cuoresaldo – da solo – alzava Kit sul crick, smontava la ruota, scopriva questo
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(cioè che non ho semplicemente bucato, ho distrutto il cerchio),

sostituiva la ruota e risistemava il tutto.

Alla fine della storia la multa non me la sono beccata perché, grazie al vigile compassionevole, per il cedolino ha fatto fede una mail della compagnia assicurativa (miracolosamente la Tre prendeva e ho potuto collegarmi alla posta); ho ottenuto un verbale della stradale che dovrebbe aiutarmi nella causa al Comune; Cuoresaldo ha guidato la mia macchina e io la sua fino a casa, dove siamo giunti alle dieci e mezza di sera.
Altro che comprare la carne al supermercato.
Altro che posto al sole.

La notizia vera, però, è che tutto questo accadimento, fino a qualche mese fa, mi avrebbe causato, nell’ordine: panico da incidente; senso di disdetta; crisi di nervi; crisi di pianto;  stress a mille; isterismo per svariati giorni a seguire.

Invece l’ho presa semplicemente a ridere.  Letteralmente. Cioè, nel bagliaio, quando davo i calci al portellone, ho smesso perché mi veniva da ridere (oltre che per paura delle rimostranze delle battone). E con Cuoresaldo stavamo pure andando a cena fuori, tipo a festeggiare, se non fosse che avevo comprato la famosa carne buonissima dal macellaio di fiducia e volevo mangiare quella.

E il motivo di questa reazione esiste e ha a che fare con Macondo…

…ma ve lo racconto un’altra volta perché qui sono già stata troppo lunga.

Buon week end a tutti e attenti alle buche!

 

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2 thoughts on “La macchina del capo

  1. Sicché, procedo dritta, semplicemente rallentando, sperando nella buona sorte……………ecco questa sei proprio tu!
    gia’ ti vedo..tuppo in testa, occhiali e posizione tesa al volante che invochi chissa’ quale santo!!! tvb

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