L’inevitabile.

INT.  CASAMACONDO – NOTTE.

L’orchestra nel condominio rosso alle spalle, le luci bluastre e psichedeliche, il palco, e in mezzo, a dominare lo schermo di rispettabili dimensioni, Lui, bianco (i capelli) e nero (l’abito con ricami cino-tirolesi ton su ton), che urla a squarciagola.

CLAUDIO
…e sarà seempre di domeeeenica dooooomani
avrai discooorsi chiusi dentro e maaani
che frugano le taasche della viiita
ed una radio
per sentire che la guerra è finitaaaaaa…

Sul divano di fronte, la Gravida Idiota (visto che va di moda il termine) è un fiume in piena di singhiozzi e lacrime: gli occhi rossi e gonfi, il viso bagnato, le gambe aperte come uno scaricatore di porto, la panza ormai ecumenica, la fedele sputacchiera tra le mani.

GRAVIDA IDIOTA
(APPRESSO A CLAUDIO,
BIASCICANDO A MO’ DI CANTO)
…avraai avraaai avraaaai
il tuo teeeempo
(SINGHIOZZO) andar loooontano
camminerai
(SINGHIOZZO)
ti fermerai sognaaando

Cuoresaldo, seduto nell’angolo del divano, assiste alla scena muto e, per la verità, un po’ schifato. Si sta sicuramente domandando chi si è messo in casa.

SEMPRE IO
(A CUORESALDO, SENZA CANTARE MA SEMPRE BIASCICANDO)
No, è che… (SOFFIO DI NASO)… l’ha composta per il figlio e… (SALIVISSIMA) già allora questa cosa mi comm… (SINGHIOZZO) e anche io ora… (ALTRO SINGHIOZZO)… sono incinta! (RIPRENDENDO A CANTARE) e sentirai di non avere amato mai abbastanza
se amore è amore, amore avraaai

MUSICA A PALLA DALLA TV
SUPER SINGHIOZZI SUL DIVANO.

Cuoresaldo mi dà un’ultima occhiata, si alza, ed esce sul terrazzo. Si è portato – noto, pur nel mio stato emotivo penoso – tabacco, I pad e qualcosa da bere.
Aspetto che torni. Niente. Mi calmo e mi affaccio sul terrazzo-che-guarda-la-vallata.

E insomma è finita che abbiamo messo Gazebo, ché a Cuoresaldo gli stava partendo l’embolo dopo che per, la seconda sera, lo sottoponevo alla tortura di vedere

 logo-sanremo-2014-656x369

Il fatto è che Sanremo è così, funziona da criterio di classificazione socioantropologica, divide le persone in tipi umani: chi non lo guarda (e insiste a twittare commenti sul film d’autore che sta dando Rai4 anche se nessuno gli risponde); chi lo guarda con entusiasmo, chi con snobismo, chi per dovere, chi per piacere, chi perché sta da solo e vuole sentirsi parte di una comunità, chi per stare con la sua, di comunità… etc etc etc.

Purtroppo io e Cuoresaldo – si sarà capito – facciamo parte di due sottogruppi umani diversi. Anzi, non diversi, magari: opposti. Cioé, lui non lo guarda, e io sì.
Per un sacco di motivi.

A mia discolpa, dico che non è sempre stato così.
Quando ero ragazzina, Sanremo per me era una roba da vecchi. A casa mia nessuno lo guardava: un po’ perché i miei, in generale, non sono degli assatanati musicali, e un po’ perché la musica italiana nazionalpopolare tipo Cutugno, Albano e quella gente lì dell’epoca non è che andasse molto per la quale. Tra le mie amiche e i miei amici stretti, poi, non c’era nessuno che organizzava le serate collettive di visione sanremese.
Poi però sono cresciuta e sono diventata una “fuorisede”.
All’inizio è uno stato che ti dà grande libertà, un’euforia giovanile da apolide: io sono io, dovete giudicarmi da chi sono e non da dove vengo o da che cognome porto.
Poi però, piano piano, una volta che te la sei goduta abbastanza, ‘sta libertà, cominci a desiderare le radici. Qualcosa che leghi il tuo filo a terra, per non  farti svolazzare troppo disordinatamente. Almeno, a me è successo così.
Ho recuperato, fortissimo, il senso di appartenenza alla mia Città Natale.
E ho cominciato a fare quelle cose che prima odiavo e di cui adesso sentivo il bisogno: avere delle abitudini, costruire relazioni un po’ più stabili e solide, mettere un po’ di puntelli e certezze, a tutti i livelli.
E Sanremo – farà ridere ma è così – è diventato uno di questi: puntello scemo, ma puntello. Un’abitudine, una scusa per stare con gli altri, un argomento di cui parlare, una cosa facile da fare perché la fanno un po’ tutti e chi se ne frega di fare sempre quelli alternativi.

E pure Baglioni ha a che fare con questa faccenda.
Perché fino a un certo punto della vita non era mai stato ufficialmente un mio idolo, ma poi, crescendo, mi sono accorta che la prima canzone di cui ho imparato il testo a memoria è quella cazzo di maglietta fina che mi aveva insegnato in spiaggia quell’amichetta più grande che era, tipo, il mio mito; che mia mamma, alla fine, anche se non seguiva Sanremo e non era nazionalpop, i primi dischi di Baglioni ce li aveva, e a casa ogni tanto si sentiva Signora Lia e Porta Portese, e quando mi dovetti mettere gli occhiali da vista mi consolò dicendo che anche Claudio Baglioni è miope, come Christopher Lambert, e guarda come sono belli, la miopia fa lo sguardo affascinante (che è un po’ come la storia della cacca che porta fortuna, ma vabbè); che anche se non ho mai comprato i dischi di Baglioni, io, tra la radio e le amiche, le sue canzoni le ho imparate a memoria quasi tutte e ce n’è una per ogni periodo della mia vita (per esempio il mio primissimo ragazzo, un cretino totale, aveva deciso che “Mille giorni di te e di me” era la nostra canzone e la metteva sempre a palla a casa sua e pure nel walkman… poi però noi due siamo stati insieme 27 giorni di cui 15 passati separati perché c’erano le vacanze di Natale e io ero in viaggio con i miei); che poi a un certo punto della mia gioventù, tipo all’università, ho accettato di essere una a cui piace Baglioni e ho scoperto che anche la mia amica Marge, l’amica più raffinata e intellettuale che ho (una che, per farvi capire, ha studiato milioni di anni pianoforte e conosce tutta la musica classica e leggera esistente sulla terra e va a tutti i concerti del mondo) è una fan di Baglioni e così, in un luglio dei primi anni Duemila, siamo andate insieme a sentirlo all’Olimpico, ed è stata una delle più belle cose che abbiamo fatto insieme.

Insomma, per dirla in due parole, Baglioni, per quanto ci sia entrato di sguiscio, alla fine fa parte della mia storia personale e della mia vita.

TUTTA QUESTA PIPPA PER NOBILITARE LA SCENA PENOSA DELLE LACRIME?! ?!?
Eddai, su.

Va bene, le lacrime magari sono una mia esagerazione, che prendo tutto un po’ emotivamente.  Però secondo me non esiste nessuno, in Italia, che non conosca almeno una delle canzoni di Baglioni. Nel senso che sappia almeno il ritornello, se non addirittura tutta.

Persino Cuoresaldo lo ha ammesso, anche se a mezza bocca e col tono di chi confessa un reato di cui si pente: lui, Questo piccolo grande amore, lo sa a memoria.

Questo per dire che ci sono cose che, nella vita, sono inevitabili.

Quindi, caro Cuoresaldo, sappi che sto organizzando una serata di visione collettiva a casa nostra per la penultima serata…

… e tu ci devi stare, vedi come la devi mettere.

(Ecco, ho fatto outing)

Advertisements

5 thoughts on “L’inevitabile.

  1. …Dio che mi hai ricordato! Ma lo sai che io la prima volta che ho ascoltato Piccolo grande amore ero a casa tua, ma non quella del corso, la prima, di cui ho un ricordo sbiadito però sta cosa me la ricordo benissimo, ed eravamo in camera tua e di Marco. Sarà stato, per dire, l’81 -’82 eravamo ancora proprio gnome…E comunque W Sanremo! 😉

  2. Risate,risate,risate, anche con la visione del pianto…….ma come fai a farmi ridere cosi? anch’io non amo SANREMO,faccio solo qualche zapping anche se mi piace molto la LITTIZZETTO!!! E poi a sto punto doveva vincere RENGA!!!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s