Emigrante? No.

massimo troisi

Mercoledì pomeriggio trascorrevo scampoli dell’Attesa sul terrazzo-che-guarda-la-vallata  quando mi chiama mia mamma, con un tono allarmato.

– Figlia! (Ossia, mio nome proprio per intero, utilizzato dalla genitrice solo nei momenti gravi e solenni)
– Che succede?
– Ma domani DEVO venire?
– In che senso?
– (Trafelata) No, perché sono in taxi andando in un posto, ma se è il momento torno a casa e mi fiondo subito alla stazione…
– Ma perché, mamma?
Dice che ti ricoverano.
– … (attimo mio di shock)
– (Incalzante) Allora è vero, ti ricoverano e ti fanno partorire?
– (Riprendendomi) Ma no, mamma, domani faccio solo il monitoraggio. Nell’Ospedale Eletto (cioè l’ospedale più bello della Grande Città dove ho deciso di partorire), ma solo il monitoraggio.
– Eh, appunto, nell’Ospedale Eletto. Dice che ti trattengono, ti ricoverano e ti inducono il parto.
–  …ma dice  CHI, mamma?!?

E insomma si è scoperto che alla mia povera Mamma questa faccenda del ricovero gliel’aveva detta La Prof (ossia mia suocera), che a sua volta l’aveva appresa da Cuoresaldo, che a sua volta l’aveva maldedotta di sua sponte da una chiacchierata telefonica con la Broccola Sr.
La quale Broccola aveva infatti testimoniato che Oltralpe, al quarto giorno di ritardo sulla data presunta del parto, ti inciarmano qualcosa lì sotto per cui tu dopo un po’ entri in travaglio: notizia un po’ vaga e confusa, dal punto di vista medico-scientifico, che però Cuoresaldo aveva preso alla lettera data l’assoluta fede che ripone – e io con lui – nella Broccola come Nostro Guru in fatto di Maternità e Gravidanza (essendo lei giunta senza stress e senza ansie al suo terzo figlio e soprattutto essendo Mamma dei Due Bimbi più Belli e Sorridenti del mondo, cioè i miei nipoti). Sicché Cuoresaldo si era convinto che anche a me, al monitoraggio, avrebbero inciarmato qualcosa lì sotto e mi avrebbero fatto partorire (cosa che – evidentemente, se sono ancora qui ad ammorbarvi invece che in un letto del reparto di ostetricia e ginecologia – non è avvenuta).

Ad ogni modo, grazie allo stesso Cuoresaldo che si è auto-denunciato subito come l’untore della falsa notizia, l’equivoco è stato risolto, mia mamma se n’è andata serena in taxi dove doveva andare e io sono rimasta tutto il giorno a pensare a questa situazione in cui mi trovo da domenica che mi ricorda tanto Massimo Troisi nel film “Ricomincio da tre”, dove tutti, quando lui dice che è di Napoli, gli chiedono se è emigrante. Avete presente?

https://www.youtube.com/watch?v=J417Q4EAdOM

Ecco, a me accade una cosa molto simile: tutto il mondo conosciuto, soprattutto quello sopra la linea del Garigliano, alla risposta Non ancora che io offro alla domanda E’ nato?, sbotta in un Ma ti ricoverano? che può avere alcune varianti  – tipo E quando ti ricoverano? – e più o meno sempre lo stesso senso: Alien è in ritardo, bisogna fare qualcosa,  tu devi fare qualcosa, l’ospedale farà qualcosa
E soprattutto: dai, sbrigati, noi vogliamo vederlo.

Io pure, per carità.
Però non è che lo posso prendere a cannonate, vi pare?
E poi, per quanto stia diventando lo zimbello di Mio Fratello (che dice che sono il classico caso-eccezione di gravidanza cronica) e della Blondie (che dice che mi nascerà un figlio già pronto per l’università ed è convinta che fa in tempo ad andare e tornare dagli States per Pasqua), e per quanto mi piacerebbe molto che cessassero i bombardamenti telefonici ansiosi dell’Altrofratello che deve partire per gli States (anche lui!) e spera facendo così di accelerare l’evento, io non è che stia così in ansia per la puntualità di Alien.

Cioè, posto che lì dentro va tutto bene e non ci sono sofferenze, io credo che questa creatura abbia il diritto di scegliere lui, quando “uscire”. Anche perché – spero- non si tratterà di mesi ma di giorni. Il momento è importante, è solo lui può sapere quando se la sente. Come quando ci si tuffa da un punto molto alto, oppure quando si comincia l’apnea.

Quand’ero piccola, d’estate, andavo con mio fratello e i miei amici in una baia con una vecchia costruzione di cemento molto alta. Ci arrampicavamo sugli scogli fino a lì sopra per tuffarci. C’era chi, spericolato, correva sulla piattaforma di cemento e si lanciava subito e chi invece, come me e soprattutto mio fratello, si prendeva  i suoi tempi. Stavamo lì, sul bordo di quell’enorme trampolino, a guardare l’acqua sotto di noi. Andavamo indietro come per prendere la rincorsa, poi ci ripensavamo e tornavamo avanti piano. Di nuovo a guardare giù. Ognuno coi suoi pensieri, al massimo incrociavamo gli sguardi.
Il tuffo è un atto solitario, se lo fai coi tempi di un altro magari ti fai male.

Ecco, io nascere me l’immagino un po’ così, e credo che Alien si stia prendendo i suoi tempi. Della data presunta (che poi tanto scientifica non è), delle aspettative dei familiari e degli amici, delle prassi ospedaliere e tutto il resto non se ne frega poi molto. E secondo me fa bene.

E siccome il Professor Coraggio col suo sapere scientifico, e i Miei Genitori, col loro buonsenso napoletano, sembrano d’accordo con me, io per il momento paziento e aspetto fiduciosa.

3 thoughts on “Emigrante? No.

  1. …che poi il commento ti viene di primo acchito, a fine lettura, però non hai tempo e finisce che lasci le cose passare, anche quelle belle, come questa.

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