Vita con Pi

Supercalifragilistichespiralidoso
Supercalifragilistichespiralidoso
Supercalifragilistichespiralidoso
 
Canta, Pi.
Canta che prima o poi la troviamo…

REWIND – TRE MESI PRIMA.

Pi era appena nato.
Cuoresaldo aveva preso le ferie dall’ufficio.
Io ero in preda agli Ormoni della Felicità Post Partum e soprattutto Post Scialorream, per cui ero serena come Buddha, avevo la soglia di resistenza alle asperità di Gandhi e scrivevo discorsi di ringraziamento in cui volevo bene a tutto e tutti (vedi qui).
Parenti e amici erano stati minacciosamente avvisati di tenersi alla larga da noi e dalla nostra casa.

Era, insomma, la fase dell’idillio, cosiddetta fase

TRE CUORI E UNA CAPANNA.

Durante la quale, Cuoresaldo e io abbiamo passato le giornate a volerci bene e a conoscere Pi: lo abbiamo fatto mangiare, lo abbiamo lavato, medicato, addormentato, preso in braccio, accarezzato, cullato, coccolato ma soprattutto lo abbiamo guardato. Tantissimo, di giorno e di notte. Addirittura ci alzavamo dal letto, per andare a guardarlo dormire: una roba che oggi manco con la pistola puntata alla tempia. Passavamo il tempo a fare incursioni sulla culletta di Pi e tornare l’uno dall’altra a farci sorrisi ebeti, che più o meno volevano dire: ti rendi conto? Cioè: ti rendi conto che lo abbiamo fatto davvero, che Pi esiste davvero, che peraltro è anche bellissimo, buonissimo, simpaticissimo e soprattutto tondissimo? Perché Pi è proprio così: tondo. Soprattutto di faccia. Tondo e bello, come dicono tutti. (Anche perché non si è mai sentito nessuno dire a due neogenitori neh, ma lo sapete? Vostro figlio è proprio uno scorfano).

Poi, però, Cuoresaldo è tornato a lavoro;
le settimane sono passate e il sonno e la stanchezza hanno cominciato ad accumularsi, perché per quanto Pi fosse il Neonato Migliore del Pianeta era pur sempre un neonato che mangiava ogni due/tre ore e per comunicare sapeva solo piangere;
i miei Ormoni della Felicità si sono suicidati per la fatica…

…e io sono rimasta sola, a tu per tu con la mia nuova realtà di

MAMMA FULL TIME.

Ossia, con giornate identiche una dopo l’altra, durante le quali la routine pappa-cacca-nanna si ripete in un ciclo di circa tre ore, un ciclo che non conosce la parola notte e in cui gli unici eventi glamour sono la passeggiatina e il bagnetto cosìcché mentre il mondo intero, compreso il padre di tuo figlio, continua a vivere la sua vita normale, ad andare a lavoro, a leggere i giornali, a parlare con le altre persone, a telefonare, a mandare email, a discutere di questioni varie ed eventuali, a te sembra di essere saltata sulla ruota di un criceto e non poter scendere.

Giornate in cui tu, che ci metti un’ora solo per decidere cosa ordinare al ristorante, devi prendere 32456 microdecisioni al secondo riguardanti il benessere, la salute e la sopravvivenza di un altro Essere Umano.

Giornate in cui non hai più tempo di leggere niente, neanche le istruzioni del dentifricio quando vai in bagno, anche perché in bagno non ci vai col gaudio di una volta, perché, soprattutto se hai partorito di parto naturale, hai i Paesi Bassi maciullati e diversi problemi idraulici che non vi sto qui a raccontare.

Giornate in cui se pure avessi il tempo, di leggere qualcosa, non avresti i neuroni per farlo perché tutto il tuo cervello è assorbito da questioni come Pi avrà mangiato abbastanza? per che cosa starà piangendo? è tosse o sta soffocando? ha freddo? gli fa male qualcosa? questo ponfo qui è normale o ha contratto un virus letale? respira? (questa te la fai sempre, all’inizio, quando dorme)

Giornate in cui non ti senti più una donna ma una mucca da latte che peraltro non sempre funziona bene, perché, sappiatelo, esiste una Questione Latte che riguarda le mamme che al confronto quella delle quote europee fa ridere, una Questione Latte che affligge sia chi allatta sia chi no, e se non ci credete fatemela conoscere, una donna che ha dato da mangiare al suo bimbo senza avere manco uno straccio di preoccupazione, di dubbio, di angoscia, di paturnia o di problema fisico emotivo religioso spirituale o quant’altro legato al latte.

Giornate in cui maledici tutti i corsi di step, aerobica, spinning e Pilates che non hai fatto nella tua vita da quando avevi quindici anni perché adesso sì che ti servirebbe un fisico d’acciaio come quello di Jane Fonda, per reggere tutte quelle ore con Pi in braccio, soprattutto in quelle pose da contorsionista che assumi quando con un arto devi reggere lui e con l’altro devi fare altre cose.

Giornate in cui quando Pi piange e tu ne ignori il motivo – perché mangiare ha mangiato, cacare pure, il rutto idem, caldo e freddo ti sembrano okay – stai lì che cerchi di capire, di fare un passo indietro, di ascoltare che tipo di pianto sia, di ricordarti insomma i dannati insegnamenti di Tracy Hogg, ossia l’autrice di quell’unico libro sui neonati che hai letto, male e svogliatamente, durante la gravidanza, se non che mentre stai facendo tutto questo arriva sempre qualcuno che ti sferra il classico PRIMO ATTACCO ROTANTE  ossia la domanda

PERCHE’ PIANGE?

E tu non hai neanche il tempo di pararlo e dire che non lo sai, è quello che stai cercando di capire, che vieni aggredita dal SECONDO ATTACCO ROTANTE e cioè la domanda

HA FAME?

che poi sembra una domanda ma in realtà non lo è, è la risposta al primo attacco perché tutte le persone, in Italia, tutte, nonne, nonni, amici, parenti e meccanici sotto casa, non lo so perché, forse per un riflesso condizionato a ciò che gli italiani hanno patito durante le guerre, appena sentono che tuo figlio piange pensano che stia per morire di fame.

E tra l’altro penso che legata a questa faccenda delle guerre e della fame sia anche la fissazione ossessiva per il peso del bambino per cui la prima domanda che chiunque – anche il meccanico sotto casa di cui sopra – ti fa appena ti incontra con tuo figlio non è un generico sta bene? o è simpatico? O di che segno è? e così via, ma sempre e comunque questa:

QUANTO PESAVA QUAND’E’ NATO?

Seguita da quest’altra

E ORA QUANTO PESA?

E allora ti ricordi che questa fissazione è nata ancora prima, quando tu eri in gravidanza e tutti ti chiedevano

QUANTI CHILI HAI PRESO?

che non si capisce perché una donna, biologicamente programmata per nascondere il suo peso, dovrebbe avere voglia di spifferarlo ai quattro venti proprio nel periodo di maggiore grassezza della sua vita.

E insomma, per tornare alla faccenda della mamma full time, quest’ossessione per la fame, e il peso, e più genericamente i dati numerici relativi a tuo figlio (quanto è lungo, quanto mangia, ogni quanto, quanto dorme eccetera eccetera eccetera) mi facevano venire voglia di evitare le altre persone e starmene per i fatti miei con Pi, ma era difficile, perché non è che si può vivere dentro una bolla ché poi la gente pensa che sei strana, e poi comunque anche quando ci riesci non è tutto rose e fiori perché per quanto Pi, come già detto, fosse il Neonato più Bravo del Pianeta, era comunque un neonato e come tale dotato della famigerata

CAZZIMMA DEL NEONATO

ossia quella dote per cui, per esempio, se deve avere una crisi isterica l’avrà sempre quando sei da sola e hai un disperato bisogno di mangiare, o di dormire, o di fare una telefonata mentre quando sta, per dire, coi tuoi suoceri, non farà altro che dormire per cui la tua stanchezza sarà assolutamente inspiegabile; oppure, sempre per esempio, se deve riaddormentarsi lo farà solo alla dodicesima volta che ti alzi per rimettergli il ciuccio, quando ormai ti sei rassegnata a non dormire più e gli stai preparando il biberon, che poi butterai nel secchio perché lui si sveglierà ore dopo e buttare il latte artificiale è come buttare oro zecchino.

Ecco. Tutto questo, e molto altro, io lo vivevo

A MACONDO.

Questo paese bizzarro in cui esiste il centro assistenza della Vorwerk – roba che manco ad Amburgo o dovunque sia nata la Vorwerk forse riesci a trovare – ma se ti serve uno stupidissimo fermacapelli come questo
fermaglio
puoi anche spararti.

In cui una volta, per rompere la monotonia dei miei percorsi quotidiani con Pi dentro il paese, ho avuto la brillante idea di inerpicarmi lungo una salita senza badare al tipo di esposizione della stessa e mi sono ritrovata in cima a una montagna col sole torrido a picco, gli alberi che facevano ombra solo all’interno dei cancelli privati e io e Pi che un altro po’ morivamo ustionati.

In cui l’unica volta che ho provato ad attaccar bottone con una mamma rumena – perché ci sono un sacco di mamme rumene a Macondo, soprattutto al centro storico dove abitiamo noi – lei si è alzata dalla panchina e se n’è andata schifata senza neanche rispondermi.

In cui la Blondie ha deciso di non mettere piede, anche se poi va a Guidonia tutti i sabati e a volte anche altre sere della settimana.

Macondo lontana dalla Grande Città – e da tutto quello che c’è dentro e che mi serve per vivere meglio, tipo Larò e Principe – almeno un paio d’ore, se conti andata e ritorno, e almeno tre, se ci metti il traffico. Tre ore che non sono niente, nella vita normale, ma sono un’eternità se allatti, perché quando allatti hai al massimo un’ora di libertà, perché è vero che quelli come Pi mangiano ogni tre ore ma ci mettono quaranta minuti, a mangiare, e poi c’è il rutto, il cambio, il pianto eccetera eccetera eccetera…

Macondo dove non ci sono né Villa B né Villa A, dove andare a riprendere il respiro quando manca.

Macondo che ancora è la terra di Cuoresaldo, molto più che la mia.

Macondo che ho scelto, per Amore, all’inizio di questa storia, ma che sceglierla ogni giorno, quando hai le tette che ti fanno male, l’autonomia di un Iphone e il blues da neo mamma è tutto un altro conto.

E insomma per venire al punto, datesi tutte queste micro-avversità, dalla fase tre cuori e una capanna trullalero trullalà, in un paio di mesi io e Cuoresaldo siamo precipitati nella fase

GUERRA DEI ROSES

in cui io ero avvilita e nervosa, Cuoresaldo non mi sapeva proprio prendere e la nostra Famiglia appena nata mi è sembrata davvero a rischio di esplodere.

Per fortuna, a salvarla c’era Pi.

Pi che ha imparato a sorridere prestissimo, e che c’ha un sorriso che proprio ti coinvolge, quando lo fa. Cioè spessissimo.
Pi che oggi già dorme per tutta la notte, dalle dieci di sera alle sette di mattina ma facciamo le corna che non si sa mai.
Pi che non si è mai lagnato più del necessario ma solo quando ha davvero qualcosa che non va.
Pi che quando viaggiamo se ne sta tranquillo e si addormenta, e così già siamo andati in Toscana, in Puglia, in Umbria e insomma in un bel po’ di giri.
Pi che assomiglia metà a me e metà a Cuoresaldo ma è molto più bello

Pi che coi suoi sorrisi e tutto il resto mi ha insegnato – anzi, mi ha ricordato, perché già me l’aveva insegnato una volta, ancora prima di venire fuori dalla mia pancia – che l’importante non è fare le cose per bene, come vanno fatte da manuale o secondo gli altri, ma fare le cose serenamente, secondo noi stessi.

E così, serenamente in teoria, al secondo principio di mastite in pratica, ho deciso che era arrivato il tempo di trasformarmi in una

MAMMA PART TIME.

Ossia, di smettere di allattare e riconquistare spazi di libertà.
E per fare questo, come sanno tutte le mamme, l’unica strada è

TROVARE UNA TATA.

Sicché, mi son fatta coraggio, ho disdetto il mio studiolo nella Grande Città – il mio ultimo appiglio alla mia vecchia vita pre big bang – e ho spostato quel budget pari pari sul compenso ipotetico di una Mary Poppins per me e per Pi.

E adesso noi due siamo qui che cerchiamo candidate, e le proviamo, insieme, e aspettiamo Quella Giusta, la nostra Mary Poppins, ripetendo come un mantra supercalifragilistichespiralidoso.

E provarle significa che ci separiamo per qualche ora per vedere come va, come si trova Pi, come mi trovo io e come si trova la Tata.

Per il resto del tempo, ce ne stiamo insieme, io e lui, a goderci la pace fatta (più o meno) con Macondo e la nostra nuova vita.

E questo, parafrasando Forrest Gump, è tutto quello che ho da dire su questi primi fantasmagorici tre mesi di mammitudine. Anzi, non è tutto ma è abbastanza.

Bentrovati.

 

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3 thoughts on “Vita con Pi

  1. È già uscito in dvd questo “Vita con Pi” ? E se si: è un esclusiva del mercato nero di Monterotondo oppure si trova anche su altre piazze?

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