Red carpet

Venerdì scorso “ho fatto” il secondo red carpet della mia vita (in qualità di sceneggiatrice di una roba che ho scritto). Per la verità, di carpet ce n’era ben poco, di camminare non se n’è parlato (per fortuna) e sul pannofix rosso (o quel che è) ci siamo solo fatti la foto (io e gli altri cento della troupe e del cast, ché mica sono Aaron Sorkin), ma, insomma, come si dice: è già grasso che cola, e di cui sarò sempre grata alla mia amica Pattismith (che cura le pr e la comunicazione della roba di cui sopra).

L’occasione per il carpet era un festival di webfiction, parente ancora povera – per chi la vuole scrivere – della fiction tv che però, si sa, spopola tra i ggggiovani. Infatti, la sala in cui avveniva l’evento cui ero invitata a parlare (pure), traboccava di ggggggiovani: gggiovani tra il pubblico e tra gli addetti ai lavori, ggggiovani dentro e gggggiovani solo fuori, gggiovani entusiasti e ggggiovani costretti ad esserlo per una qualche necessità (tipo che li aveva mandati l’azienda a fare scouting o tipo che speravano di essere… scoutati). Insomma, tutto ampiamente e obbligatoriamente molto gggiovane.

Cosacazzocifaccioqui?, mi son detta allora entrando nella sala dell’Evento, sembro la nonna in visita turistica al liceo dei nipotini. Ossia, mi sentivo un filo fuori posto. Non solo anagraficamente ed esteticamente, anche intellettualmente: cosa potrò mai dire io, vecchia babbiona di 37 anni che fa tv generalista, a questi nativi digitali che col web e le loro idee rivoluzionarie spaccheranno il mondo?
Sicché, quando è calato il buio e sono cominciate le visioni delle varie anteprime, mi sono lentamente abbassata fino al livello del pavimento – o meglio fino al livello consentitomi dal mio mal di schiena da babbiona, appunto – e ho cominciato a guardare le uscite di sicurezza meditando la fuga.

Tuttavia, alla fine non sono fuggita, anzi: mi sono guardata tutte e… dieci? Quindici? anteprime previste in programma e sono rimasta.
Anzi, per meglio dire: avendo visto tutte le anteprime, ho realizzato che il mondo per il momento poteva stare tranquillo, che non lo spaccava nessuno, e io tutto sommato potevo azzardarmi a palesarmi sul non-palco come avevano fatto tutti gli altri (il non palco è sempre legato alla faccenda del molto ggggiovane).
Rasserenata dalla mediocrità: sì, è vero, lo ammetto, che ci volete fare? Andateci voi, a presentare le vostre cose accanto all’Aaron Sorkin di cui sopra, Shonda Rhymes e quellicomeloro.

Non vi annoierò, adesso, raccontandovi tutto il resoconto della giornata, mi limiterò a condividere con voi le ovvietà da Nonna Abelarda che ho imparato da questa esperienza e cioé

  1. Se una storia fa schifo, fa schifo anche sul web. E, per la proprietà transitiva delle ovvietà: se devi scrivere sul web, devi scrivere come per qualsiasi altro mezzo cioè bene, almeno nelle intenzioni. Non è che qualsiasi minchiata che scrivi e produci per il web diventa figa solo perché poi va là sopra.
  2. I gggggiovani sono conservatori, ontologicamente. La faccenda delle menti giovani che donano freschezza e novità a tutto ciò che toccano è una bufala, è molto più vera quella del se vuoi rompere le regole, devi conoscerle, se vuoi fare qualcosa di nuovo, devi conoscere ciò che è stato fatto. Poi, è chiaro, ci sono le eccezioni, i geni, i talenti veri eccetera.
  3. La maggior parte delle cose fighe fatte per il web fa ridere. Quindi, forse, sul web funziona meglio ciò che fa ridere. Quindi, forse, se vuoi scrivere per il web meglio che fai ridere oppure, se proprio vuoi scrivere una roba più drammatica… meglio che sia una roba tipo House of cards, sennò rischi l’effetto centovetrine al confronto è cinema d’autore. Poi, anche qui, c’è la storia delle eccezioni.

Ma la cosa veramente importante che me n’è venuta in tasca da questa giornata di non glamour è una domanda.

Una domanda scottante che riguarda me e la mia identità, una domanda che avrei dovuto farmi molto tempo fa ma che solo ora, vedendo le foto del, appunto, red carpet, mi pongo più angosciosamente e cioè

perché quando mi faccio il mio famoso tuppo pensando di assomigliare un po’ a lei….

chignon charlotte.jg

…finisco invece per essere tale e quale a lei?

nonnina

La risposta al rivoluzionario mondo delle webseries.

2 thoughts on “Red carpet

  1. Tu sei UNICAAAAAAAAAA!!!!!!!!!lei è niente al tuo confronto………..humor,humor e ancora humor….insomma sei completaaaa!!!!!!!!

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