Numeri da (neo)blogger

La scorsa settimana, per la prima volta nella mia vita, sono stata invitata a un evento cultural-mondano serale in qualità di blogger. A dirla tutta, l’invito veniva dalla Blondie ed era più che altro una scusa per rivedermi, ma io mi sono galvanizzata come se Wired (USA) mi avesse eletta donna dell’anno e ho preso la faccenda SERISSIMAMENTE, per cui non solo ho partecipato all’evento, ma l’ho anche documentato fotograficamente, e adesso, come ogni buona blogger che si rispetti, ne voglio parlare qui sopra.

Tanto per cominciare, l’evento in questione, organizzato a Corte (dove appunto lavora la Blondie), era la serata inaugurale (per blogger, appunto, ché mi piace dirlo) di questa mostra

locandina

Non proprio la mia materia, insomma. Diciamo pure che, in fatto di numeri e matematica, io sono  un’ANALFABETA TOTALE: conto con le dita e le divisioni le faccio ancora come si facevano alle elementari, avete presente? Coi due puntini e gli ombrellini, abbasso questo, porto quell’altro… che se il divisore ha due cifre mi blocco subito. Seno e coseno sono ricordi vaghissimi, alla trigonometria non ci sono mai arrivata e la professoressa di matematica ad aprile del secondo liceo mi chiese se ero nuova, tante le volte che avevo fatto filone nelle sue ore. Non vi dico tutte quelle faccende come lo zero, l’infinito, il pi greco e compagnia. (Tipo Sally, insomma).

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Sicché, la prima cosa che faccio appena sopraggiungo a Corte è autodenunciarmi: cara Blondie, sono entusiasta del tuo invito, grazie, mi hai fatto sentire una vera blogger, solo che… magari RESTO FUORI, perché coi numeri ho un PICCOLO problema di comprendonio.  Ossia, esattamente come facevo a scuola, ho cercato di ammacchiarmi (evidentemente certi riflessi pavloviani non muoiono mai). Ma La Blondie, invece di rispondermi e mandarmi a quel paese, mi prende per mano, mi conduce all’inizio della mostra, una soglia nera e buia dentro la quale bisogna tuffarsi, e mi indica la scritta che vi campeggia sopra e cioé

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Perciò, rassicurata dalle parole di Cotal Genio, mi faccio coraggio e entro.

L’inizio è scoppiettante: sto mezz’ora dentro un cunicolo tipo magico, che se ti muovi fai muovere dei numeri sulle pareti; leggo e capisco delle cose; e soprattutto trascorro circa un’ora con questo gioco

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dove bisogna indovinare quanti oggetti ci sono nei vari contenitori (palline da ping pong, piume, ramine per i piatti, i fagioli della Carrà…) attraverso vari tentativi (3560 è troppo grande, 3420 è troppo piccolo, eccetera).

 

Io per poco non ammazzo una mamma che continuava a suggerire alla figlia numeri a voce alta facendo perdere il conto a me, ma alla fine INDOVINO IL NUMERO DELLE PALLINE DA TENNIS.

 

Galvanizzata da questa performance proseguo saltellante per buona metà della mostra e mi convinco  che, come insegna la cara vecchia Hollywood,  se non so la matematica non è colpa mia che sono una capra e non l’ho mai studiata ma è colpa dei professori cattivi che ho avuto, i quali non mi hanno  mai fatto costruire cose tipo questa

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per interiorizzare nel profondo i teoremi di geometria.

Il mio entusiasmo è tale che arrivo a sfidare il pubblico ludibrio della  BILANCIA PUBBLICA (di cui non ho foto): una sorta di cubo che dice di  misurare il peso e l’altezza media dei visitatori ma che di fatto è una specie di visita dalla dietologa a porte aperte, col computer che misura la tua altezza, il tuo peso, la larghezza dei fianchi e tutto il resto appresso visualizzandoli sulle pareti del cubo davanti all’universo mondo dei visitatori.

Insomma stavo quasi per ricredermi sull’accessibilità della matematica e sulle mie capacità in fatto di numeri quando m’imbatto in loro.

IMG_4464I temibili BASTONI DI NEPERO.

La spiegazione affissa al muro li presenta come strumenti che aiutano i calcoli. Io non saprei dire se lo siano, perché a calcolare aiutata da loro non ci sono mai arrivata: mi sono fermata al terzo punto di istruzioni, dopo “pensa a due numeri” e “prendi il bastone corrispondente al secondo numero”. Ho visto una giovane coppia scoppiarsi, davanti alla lavagna magnetica di questi cosi: lei sembrava Sophie Marceau, lui era molto meglio di Pierre Cosso, hanno iniziato tutti mici mici ridendo e coccolandosi, due ore dopo erano in sale diverse della mostra. In mezzo, insulti e brandimenti di cellulari al suono di “NON HAI CAPITO UN CAZZO NON FA 1345 FA 2763 ADESSO TE LO CALCOLO IO CON L’IPHONE E TE LO FACCIO VEDERE, COME SI DEVE SISTEMARE QUESTO FOTTUTO BASTONE”.

Per fortuna che Cuoresaldo è rimasto a casa, ho pensato io.

E sono tornata coi piedi per terra: a Pronto, Raffaella? sarei andata fortissimo, ma la matematica non sarà mai il mio mestiere.

Però la mostra è carina e divertente, andateci. E portateci i bambini (vostri o di chiunque).

 

 

 

 

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