Il grande cocomero

Sebbene venga da una città che ha un rapporto strettissimo e ricco con la morte e con i morti, il Due Novembre non è mai stato una data memorabile nel mio calendario. Funerali, cimiteri e dipartite non sono una festa per nessuno, si sa, ma la mia Famiglia Atipica ha un’idiosincrasia in più, tutta speciale, per l’argomento. La morte, per motivi che non vi sto a spiegare, è una cosa da superare e dimenticare più in fretta che si può, senza celebrazioni e senza indugio, sicché, forse per questo o forse no, per lungo tempo, la mia unica competenza sul tema è stata conoscere a memoria ‘a livella, celebre poesia di Totò che appunto tratta del Due Novembre. Il fatto che la conosca, poi, è un puro caso nonché merito della mia vecchia compagna di scuola Lilliput, che alla recita della prima media, quando tutta la classe portò in scena brani dell’Iliade, si presentò – dio solo sa perché – con una poesia a piacere, e questa era proprio – altro arcano – ‘a livella, che con l’Iliade non c’entrava un fico secco ma che, va detto, lei recitava assai bene… e insomma, a furia di sentirla provare, alla fine anch’io imparai il testo a memoria.

Il succo di questa macabra premessa è che io non ho mai interiorizzato profondamente il 2 Novembre come ricorrenza: al massimo, l’ho vissuta come una data che faceva coppia col Primo e a volte col Trentuno (ottobre) per regalare vacanze a scuola e sul lavoro.
Ora, se io non ho interiorizzato il 2 Novembre e il Primo Novembre, figuriamoci Halloween: per me, si tratta di una festa senza alcuna consistenza reale, che esiste solo nei Peanuts e nei telefilm americani alla Beverly Hills 90210.

Così, quando venerdì scorso, verso le otto di sera, nel buio e nel silenzio di una Macondo ormai invernale, ha suonato il citofono di casa, ho solo pensato che fosse quel rimbambito di Cuoresaldo che si era dimenticato le chiavi e citofonava proprio mentre io stavo con Pi mezzo spogliato che si doveva fare il bagnetto.
Ma dall’altra parte del citofono non mi ha risposto l’allegra voce del rimbambito, bensì un sibilo sussurrante gracchiante e molto minaccioso uguale identico a quello dei pazzi omicidi che chiamano le proprie vittime al telefono prima di ammazzarle nei film horror.

scared

– CHI E’????

Grido col cuore a mille.
Dall’altra parte il sibilo si ripete. Non riesco a distinguere le parole se non un … … tetto…! sbiascicato con malvagio compiacimento.
Forse sono quelli che si spacciano per tecnici dell’enel e invece vogliono vendermi il nuovo contratto… però alle otto di sera è strano… forse è solo un malintezionato…

ANDATE VIA, NON COMPRO NIENTE!

Ri-grido.
Ma il sibilo si ripete e il citofono squilla di nuovo.

– GUARDA CHE CHIAMO LA POLIZIA!

Ri-grido ormai allarmatissima.
Il malintenzionato, finalmente, se ne va.
Torno da Pi tronfia come un supereroe: qualcuno voleva fregarci, caro Pi, ma la tua mamma è scaltra e l’ha scampata anche stavolta.
Un quarto d’ora dopo, giunge a casa Cuoresaldo. Ero lì lì per raccontargli dell’impresa quando lui fa

– Che carini, ci sono i ragazzini che stanno facendo tutto il giro del paese al grido di DOLCETTO O SCHERZETTO?

 

…cavolo ne so, io, che qui a lu paese, oltre a Sant’Antonio beddu, festeggiano pure il grande cocomero.

See u in the next episode of  MACONDO 90210 280px-Logo_BH90210

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2 thoughts on “Il grande cocomero

  1. concordo…io ho accompagnato la mia piccola per le strade di napoli a fare dolcetto…scherzetto…e’ abbiamo beccato anche un ventenne americano travestito che spacciava muffin con zucche decorate…

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