2015, Befana contro Guerra

Voi lo sapete cosa sono le Pasquarelle?

Io prima di vivere a Macondo non ne avevo la più pallida idea. Quando me le hanno nominate per la prima volta ho pensato che fossero dolcetti: no, non le ho mai mangiate ma tendenzialmente i dolci di Pasqua non mi piacciono, solo la pastiera.

Brava, complimenti, bella figura.

Le Pasquarelle, lo dico agli ignoranti metropolitani come me, sono canti, canti popolari nati come usanza religiosa per celebrare l’Epifania, ossia la Prima Pasqua (…per approfondimenti rivolgersi ad altri siti, ce ne sono mille, tipo questo) e trasformatisi nel tempo in, detto grossolanamente, occasione vagamente più pagana per stare insieme e fare un po’ di sana baldoria. La faccenda pare sia nata in Umbria – terra, si sa, storicamente significativa per la religione cristiana – ma si sia poi diffusa in altre regioni italiane, in particolare quelle centrali.

In sostanza, per troncare questa deriva alla Alberto Angela che si è impossessata di me e che non sono assolutamente in grado di sostenere, anche a Macondo c’è quest’usanza per cui, la sera del 5 gennaio, gruppetti di uomini, donne e bambini belli allegri se ne vanno in giro per le strade suonando l’organetto, il tamburello, la caccavella, i campanacci e tutti questi strumenti tipici da boy band del XXI secolo, e annunciano cantando che è nato Gesù Bambino, che è arrivato il nuovo anno, che bello che bello tanti auguri a tutti adesso però dateci da bere e da mangiare ché qui fuori ci puzziamo di freddo.

Il pubblico di negozianti e abitanti, per la maggior parte, lancia qualche vettovaglia dal balcone o dalla porta e lascia le simpatiche Pasquarelle all’adiaccio.

Chi è loro amico invece no, non li lascia al freddo e al gelo. Li fa entrare dentro casa.

E, inutile dirvelo, Cuoresaldo così ha fatto con la Pasquarella che, la sera del 5 gennaio scorso, si è presentata sotto casa nostra, lungo il viale che corre intorno alle mura esterne della vecchia Macondo. Anche perché uno dei capi della Pasquarella – lo so che capo è più un termine da malavita, però come devo dire? Front-man? – dicevo, uno dei capi era il Menestrello, ossia uno dei più cari amici di Cuoresaldo che, anni fa, ha imboccato convintamente questa strada folk, diciamo, di riscoperta e salvaguardia delle tradizioni locali, e adesso è campione olimpionico di organetto.

Così, alle nove e mezza di quella sera, quando Pi si era appena addormentato, nella nostra abitazione ha tracimato un fiume di circa venti persone (e più) suonanti, cantanti e urlanti cui abbiamo offerto del vino, del formaggio e delle ciambelle a zampa (prodotto fornaceo locale di cui i miei genitori sono a rota, come si dice da queste parti).

Naturalmente Pi, per quanto sia un discreto dormitore, a sentire tale trambusto si è svegliato.

E Cuoresaldo, che non vedeva l’ora di fargli conoscere la Pasquarella, lo ha prelevato dal suo letto così come stava, in pigiama e sacconanna, e lo ha portato nel gelo della terrazza davanti alle suddette venti persone che non solo hanno puntato gli occhi su di lui ma hanno anche cominciato a parlargli. Tutti. Insieme.

Ecco qui, se non muore prima d’infarto o di broncopolmonite sicuro esplode tipo sirena con raggio d’azione intercontinentale e non smette fino alla prossima befana.

Invece no. Mamma malfidata.

Pi, quel santo, non ha fatto nessuna di queste cose. E nemmeno si è messo a cavare gli occhi con le unghie e con i (due) denti a tutti gli astanti compreso suo padre.

Ha fissato la situazione per qualche secondo in silenzio e poi se n’è uscito in uno dei suoi enormi sorrisoni, che è stato il primo di una lunga serie di sorrisoni elargiti a destra e a manca. Ha socializzato con tutte le ragazze che gli hanno fatto cucci-cucci e gli hanno detto che era bello e poi ha proprio urlato di entusiasmo quando la Pasquarella ha ricominciato a suonare e il padre ha fatto ballare anche lui.

E quando, dopo dieci minuti, sono andati via tutti e Cuoresaldo ha rimesso Pi a letto come se niente fosse, quello invece di fare il pazzo e reclamare litri di ninne nanne e quintali di cullate ha chiuso gli occhi e puff, si è riaddormentato. Come se non ci fosse niente di più normale che essere svegliati nel pieno del sonno, vivere quindici minuti di puro caos e rimettersi a dormire.

Forse Gesù Bambino è nato e si è re-incarnato in mio figlio…

No, è solo che i bambini, credo, riconoscono più di noi le cose che hanno senso.

In un anno iniziato male, malissimo, sotto il segno della Perdita – di artisti e di arte, di vite umane, di libertà, di tolleranza, di pace, di senno, proprio – mi pareva bello che il primo post parlasse di tradizioni locali che resistono, diverse e uniche, di porte che si aprono agli sconosciuti (a parte il Menestrello), di fiducia negli altri, di voglia di stare insieme e di senso della comunità.

Pino Daniele - Terra mia (1977)

Buon inizio a tutti, anche se in ritardo. E viva le Pasquarelle!

#Jesuischarliehebdo (che vuol dire questo, per chi si ostina a non capirlo)

#ciaoPinociaoFrancescociaoAnita

 

 

 

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