La nostra festa

La prima cosa è il Coraggio. Sei sopravvissuta alla gravidanza, al travaglio, e al parto, niente e nessuno ti potrà più uccidere. Lasciatemi pure in mezzo ai Black bloc con una maglietta che inneggia a Expo 2015, farò di loro linee per codici a barre. I’m the Lion Queen. (Un filo megalomane, sì, embè? Gravidate, partorite e poi mi dite.)

lioness snobLa seconda è la Forza. Se prima, da sola con le tue manine, non riuscivi neanche ad aprire il barattolo della marmellata, ora sei capace di stendere Clubber Lang al primo round  (che sarebbe lui, per chi non ha voglia di

cliccare:                                       Clubber-Lang-Mr ).

Diventi capace di dormire pochi minuti a notte, per molte notti di seguito, senza che questo voglia dire, di giorno, spiaggiarti sul divano come Homer Simpson o parlare come Kenny di South Park.  Sei capace, quando serve, di resistere alla fame, alla sete, al freddo, al sonno che manco un monaco tibetano.  Impari a sollevare carichi notevoli e multiformi  -creatura, passeggino, spesa, cellulare e amenità varie –  col talento coreografico di una cheerleader. Arrivi, per passeggiarlo, a macinare milioni di chilometri a piedi quando, prima, prendevi il motorino pure per scendere le scale del palazzo.
E soprattutto, qualsiasi pena fisica o morale tu stia provando, per lui o per lei avrai sempre, SEMPRE, la forza di sorridere, abbracciare, consolare e sostenere.

La terza cosa sono le Priorità. Lo dicono tutti, lo so, ma è così, è vero: cambiano, del tutto. Da cento diventano… una, e una sola. Non sei più il centro, né lo sono gli altri, le cose. C’è un solo sole, ed è un altro da quello che conoscevi.

La quarta è la Gioia. Dopo la confusione, il disorientamento, la stanchezza, la paura, arriva pure lei. E non ti lascia più. Una gioia immotivata e motivatissima, quotidiana e speciale, leggera ma solida. Profonda. Vitale. Che sopravvive ad altre confusioni, disorientamenti, stanchezze, paure che pure ritornano.

La quinta è la Sorpresa. Tutti i giorni, ogni giorno.

La sesta è la Responsabilità, che fa il paio con la settima, la Fine della Solitudine: non sarai mai più completamente libera, ma non ti sentirai mai più completamente sola.

L’ottava è, che ve lo dico a fare, l’Amore. 100% DOC, DOP, IGT, IGP o come lo volete chiamare. Impossibili le imitazioni.

Poi, vabbé, ci sarebbe una nona cosa, che accade non a tutte ma a moltissime, e che consiste in una scandolosa capacità di commozione – gli ormoni, dice – quando di mezzo ci sono bambini, genitori e soprattutto figli e mamme insieme.  La faccenda è ben nota alle perfide multinazionali per cui, all’improvviso secondo te ma molto ben calcolatamente secondo loro, le tue pagine social, le tue chat, i tuoi tam tam virtuali si riempiono di una pioggia di video, tipo questi spot di Procter&Gamble (P&G, P&G Sochi) o questi di Pandora e Kinder… (occhio a cliccare se siete mamme e siete in ufficio che poi è un casino). E tu piangi e liki, piangi e liki, piangi e, quando perdi definitivamente lo scuorno, arrivi financo a condividere. E alla fine non lo ammetti ma dentro di te ti sei ormai convinta che Procter&Gamble, Pandora, Kinder e compagnia sono i tuoi veri migliori amici, più di tutte le persone che ti stanno intorno e soprattutto, a volte, più di tuo marito.

Però, è anche vero che io mi commuovevo molto per queste faccende anche prima di diventare mamma, perché io, come ho già detto in altre occasioni, mi commuovo in generale quasi per tutto, anche per le selezioni dell’ X Factor uzbeco, per dire, nel senso che credo proprio di avere un gene difettoso, il gene che dosa la quantità di lacrime che uno può versare per motivi deficienti. E poi, inoltre, ci sono sempre quelle donne che hai voglia a fare figli non versano una lacrima manco sotto tortura. Quindi quest’ultima caratteristica non so se ha il diritto di rientrare in quest’elenco.

Ecco, ho finito.

Questo è, in estrema sintesi, quello che è cambiato in me, da quando è nato Pi.

 

AUGURI A TUTTE LE MAMME,

perché,
anche se queste è una festa scema…

…noi valiamo.

Come direbbe un’altra cara vecchia amica multinazionale.

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