A piedi nudi senza parco

Quindici mesi fa.

INT. CASA MADRE CITTA’ NATALE – GIORNO.
alternata con
INT. CASA MACONDO – GIORNO.

– Figlia, io e tua mamma abbiamo deciso. Voi due farete scambio macchina.
– Perché?!?! Io con Kit mi trovo benissimo!
– Non va più bene. Ha tre porte, e col seggiolino dietro come fai? T’impicchi.
– Lo metto davanti e disattivo l’airbag.
– E allora il passeggino? Dove lo metti il passeggino? Quella è minuscola, non c’entra niente nel bagagliaio.
– L’apparenza inganna, vedrai che ce lo infilo.
– E’ troppo vecchia! Tiene quattordici anni….
– Non mi ha mai lasciato a piedi. Mai, nemmeno una volta.
– E quella dell’alluvione?
– Quella era colpa della Grande Città, delle sue buche e dei suoi sindaci, non di Kit.
– Non è sicura!
– Ma perché?????
– …
– Non lo sai, eh?
– Senti, Figlia! Basta pensare a te! Pensa alla creatura che sta per nascere!

Fine della telefonata. Qualche ora dopo…

INT. CASA MACONDO – NOTTE.
blablablabla io ci tengo alla mia auto blablabla la conosco, la so gestire…blablabla è anche una questione affettiva blablabla un fatto psicologico, ho già lasciato la grande città, la casa della signora P e Dragonetto, se mi levo anche Kit mi sento naufraga in mezzo al mare blablabla blaallacentesimapotenza. PAUSA. Tu che ne pensi, Cuoresà?
– C’hanno ragione loro. Pigliati la macchina di tua mamma e ringrazia.

Oggi

Andò così, sì.

Per cui, un anno e tre mesi fa (circa), schiacciata dalla maggioranza dei miei cari e con la mente annebbiata da sette mesi di saliva, accettai lo scambio: cedetti Kit, la mia americana Supercar, a Dori, mia mamma, in cambio del suo Valentino, una vettura tedesca a dire della mia famiglia più nuova, più capiente, più comoda e soprattutto MOLTO PIU’ SICURA. Talmente tanto…

…che mi ha già lasciato due volte in mezzo alla strada, col cambio in mano, letteralmente, e la frizione che ruggiva e se ne andava per i fatti suoi in tutta libertà come un leone nella savana.

La prima volta è successa alle sette di sera – ossia l’orario in cui metà del mondo lavorativo si riversa in strada per tornare a casa – al centro di una delle principali piazze della Grande Città: quella da cui si affacciava Il Mascellone, avete presente? Quella dove è rimasto l’unico vigile-su-piantana di tutto il pianeta che per poco non gli veniva una crisi convulsiva, a furia di sbracciarsi per dirmi di liberare l’incrocio, ché il Milite Ignoto stava resuscitando, tanto il casino che si era creato.
Furono i primi 500 euro di riparazione, e il primo ritorno avventuroso a Macondo, che venne gestito da Cuoresaldo. Un paio d’ore dopo l’increscioso avvenimento della piazza, era infatti riuscito a raggiungermi per aiutarmi.

La seconda volta è successa venerdì scorso all’una e mezza di pomeriggio – ossia l’orario in cui torna a casa l’altra metà del mondo lavorativo – sulla corsia di sorpasso della tangenziale della Grande Città. “Di sorpasso” è solo un modo di dire perché, a quell’ora, ci sono miliardi di autovetture che procedono a passo d’uomo e la frizione ti serve più dell’acqua a un merluzzo, perché ogni centimetro stai lì che metti in prima e riparti, cambi, seconda, stop, riparti eccetera. Ad assillarmi, invece del vigile-su-piantana, c’era un tir ecumenico che mi ha strombazzato nelle orecchie passo passo fino a quando non ho imboccato – per un miracolo divino – l’uscita per la consolare che mi avrebbe riportato a Macondo.
E’ stato il secondo ritorno avventuroso, questa volta da sola: quando sono arrivata da Super Mario Bros, il meccanico di Cuoresaldo, lui, constatato lo status quo, mi ha guardato come se avessi camminato sulle acque, incredulo che fossi lì davanti a lui sana e salva.

La quantificazione in euro di questo secondo evento non ve la posso dire perché Valentino giace ancora sopra uno dei due ponti di Super Mario Bros e lui, ogni volta che vado a trovarlo, mi guarda, scuote la testa come un medico che deve riferire di un malato terminale e mi dice “torna domani”.

Così adesso io sono qui a Macondo – contrada dove non esistono i taxi, lo ricordo – senz’auto, senza Robert Redford e senza manco un parco perché Macondo, trovandosi in mezzo alla campagna, non ne abbisogna fino in fondo e quindi ha giusto qualche giardino con i giochi per i bimbi. E insomma se non mi sono ancora buttata giù dal terrazzo-che-guarda-la-vallata è solo grazie a quelle due dame caritatevoli de La Prof e Mrs Poppins che gentilmente mi prestano le loro autovetture quando mi occorre.

Vatti a fidare delle maggioranze, diceva bene Nanni Moretti.

piedi nudi

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