Lezioni americane

Dopo aver trascorso l’anno passato un’estate avventurosa quanto un torneo di canasta (causa piccolezza di Pi), Cuoresaldo ha deciso che, essendo Pi giunto alla giusta maturazione, per noi fosse tornato il momento del Viaggione. Così, armi e bagagli (preparati da me, perché Cuoresaldo quando si parte si preoccupa solo di pinne, maschera e boccaglio*), siamo partiti e ce ne siamo stati un mese in giro per l’ammerica del nord, toccando New York, il Messico e la California.

Ecco le cose più importanti che ho imparato da questa vacanza, in ordine sparso:

  • A Los Angeles, dove sono notoriamente fissati per il l’healthy-bio-fitness-organic-eccetera (come ci insegnava Sex and the City già quindici anni fa, in questa puntata qui ) lo zucchero bianco non solo non esiste ma è, tipo, proibito da una legge federale.  Se ti dimentichi questa cosa e lo chiedi al bancone del bar, è capace che, da uno dei mille elicotteri che sorvolano la città, ti piombi addosso un Marine per trascinarti a Guantanamo. E a nulla servirà dire che gli odiosi cubetti di cristallo beige chiaro melange che ti spacciano per zucchero di canna sono insolubili nel caffè e hanno un retrogusto acidulo: per te non ci sarà pietà. In compenso, però, è legale la marijuana.
  • Per utilizzare la metro di New York d’estate e restare vivi, occorre dotarsi di uno scafandro termoregolato causa sensibile escursione termica  tra l’interno dei vagoni (0°C) e quello delle stazioni (100°C).
  • Andare in surf  in California è equivalente ad andare al bar in Italia: lo fanno tutti, dai 3 ai 100 anni, maschi e femmine, non è che sei figo solo per questo (vaglielo a spiegà, a quelli di Fregene).
  • Negli States, in generale, fanno, danno e hanno tutto GRANDE. Per dire, sono entrata in un’autonoleggio chiedendo l’utilitaria a quattro posti più piccola che avessero e sono uscita con questa:

jeep

  • In Messico fa un caldo boia, e vabbé, si sapeva, ma a la Isla Mujeres si corrono seri  rischi di schioppare per colpo di calore, come ben diceva Uguale, l’amica di Cuoresaldo che insieme alla sua truppa ha condiviso con noi la tappa del suddetto paese (la chiamo Uguale perché è uguale identica alla mia migliore amica Jo Talebana).
  • Aprirsi da soli una noce di cocco ed estrarne il cocco stesso per mangiarselo fa molto Lost ma è uno sbattimento pazzesco.  Occorre infatti distruggere la famosa noce con massi pesanti e acuminati (stando peraltro attenti a non darseli o darli su mani e piedi),  esporsi ad alti rischi di frustrazione (perché magari il cocco è troppo acerbo o troppo maturo, e vallo a capì, prima, dall’impenetrabile guscio) e infine, se tutto fino a questo momento è andato bene, occorre riuscire a staccare il benedetto frutto dal guscio. Ciònonostante, i maschi ci provano, in questa operazione, un gusto pazzesco.
  • Alcuni dicono che negli States ci sono cose che noi europei neanche possiamo immaginare e che non possiamo non comprare (tipo le Converse a poco prezzo), ma l’acquisto di cui sono stata più soddisfatta in assoluto è stato senza ombra di dubbio questo
    IMG_7759 Che non sarà un consiglio da fashion blogger super cool ma è la verità. Sono lunghi come guanti da ballo e resistentissimi e al confronto quelli che compro io in Italia fanno schifo. Li trovate da Ralph’s, che sarebbe una catena di supermercati diffusissima: se ci andate, ricordatevi che lì hanno lo stesso problema della metro di New York, quindi attrezzatevi.

Infine, fuori dalla lista perché è la più importante: viaggiare è bellissimo, ma viaggiare con gli amici, e soprattutto andare a fare visita a quelli, cari, che vivono all’estero e non vedi mai, è molto meglio, e non solo perché ti fa risparmiare i soldi dell’alloggio. Senza zia Nina e zia Flamboise di Brooklyn, Uguale e la sua truppa in Messico, Aaaldo e Eeela di Venice/San Clemente, Bebela, suo marito e i suoi cento figli di Encinitas, la nostra vacanza non sarebbe stata così meravigliosa com’è stata.

God bless Friendship (and Summer), come direbbero gli ammericani.

E a voi bentrovati, e buon capodanno: ché si sa, il vero inizio, coi buoni propositi e tutto il resto, è questo momento qui.

* La faccenda del bagaglio é vera. Vi dico solo che Cuoresaldo, per una vacanza in cui abbiamo avuto a che fare con l’acqua 28 giorni su 30 (fontane e giochi vari metropolitani, mare, cenote, oceano eccetera eccetera), non si è portato le ciabatte. Ripeto: le ciabatte. Un paio di scarpe chiuse e il resto… scalzo. Poi dici perché non delego a lui certi affari che riguardano anche me e Pi.

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