La prima volta.

SCENA 1.
Lui e lei, abbracciati stretti. Lei piange, disperata.
– Non mi lasciareeeeee! (Tra le lacrime)
Lui sorride, le accarezza i capelli.
– Ma non ti sto lasciando, ci separiamo solo per un po’…
Si divincola dolcemente dall’abbraccio, fa un passo indietro, i singhiozzi di lei aumentano.
– NOOOOOOOOO! Non andareeeeee!!! Ti pregooooo!!!!
– …vado solo a lavoro, poi torno…
Lei però è inconsolabile, ripete il nome di lui tra le lacrime, ormai in una nenia inarrestabile.
Lui si fa forza, e va.

SCENA 2. Lo stesso luogo.
Lei e lui si abbracciano, questa volta è lei che deve andare via. Lo bacia un po’ frettolosa e fa per muoversi ma lui la blocca.
– No, baciami bene.
– Come, bene?
– Così.
E le stampa le labbra su una guancia con energia, trattenendole lì per almeno cinque secondi.
Lei ride e ripete. Lui pare soddisfatto. Lei allora si allontana, mentre lui resta, sereno, a guardarla dalle scale e farle ciao con la manina.
Lei si allontana lentamente, dubbiosa… e infatti torna subito indietro.
– Allora vado, eh?
-… okay.
– Ci vediamo domani, perchè oggi non posso tornare… purtroppo.
-…lo so.
– Domani mattina, però.
-…okay.
Lei lo riabbraccia e lo ribacia.
– Divertiti, eh?
– …okay.
Lui resta lì impalato. Lei si allontana di nuovo, camminando all’indietro, ma s’arresta di nuovo, non riesce a staccarsi.
Lui agita ancora la manina:
– Vai!
Lei tentenna, lui le fa coraggio.
– Vai, vai!
Lei s’infila gli occhiali, per nascondere un luccicone. Va.

—-

La settimana che si è appena conclusa Pi ha cominciato la scuola (la sua prima!) e questo è quello che ho visto all’ingresso, mentre aspettavo di parlare con la segretaria: il lui e la lei della prima scena sono un papà e sua figlia treenne, la lei e il lui della seconda scena sono una mamma e il suo figlio quattrenne.

Prima, avevo accompagnato Pi al suo piano – quello di quelli più piccoli dei due di cui sopra – lo avevo guardato per dieci minuti “lavorare” con la sua maestra e i suoi amici (stiamo facendo il famoso inserimento, che sarebbe una sorta di osservazione non partecipante, e alla sua scuola non si dice che giocano, si dice che lavorano, anche quando fanno un casino pazzesco con l’acqua, o con le paste di tutti i tipi, o con  gli strumenti musicali, o con i barattoli e le scatole eccetera eccetera eccetera) lo avevo guardato, dicevo, e poi lo avevo salutato perché mi dovevo allontanare, ed ero stata molto accorta a mostrarmi serena e sorridente e sicura del fatto mio ma tanto a lui non gliene poteva fregare di meno del fatto mio perché appena appena s’è avvicinato, ma giusto per un secondo, e poi se n’è trotterellato subito indietro dai suoi amici col suo passo baldanzoso e i suoi ricci dal colore platino che RaffaellaCarràlevati, manco fosse un quindicenne colla sua baby gang.

Ecco, volevo dire solo questo, che l’asilo è tipo una bomba ad acqua che ti viene scaraventata addosso, si rompe e ti inzuppa completamente, solo che al posto dell’acqua, dentro, ci sono le emozioni primarie della vita, tipo l’amore per i figli, il dolore, la paura e il sollievo del distacco, la scoperta improvvisa della loro indipendenza che dove te ne vai fino a due minuti fa stavi dentro la mia pancia eccetera eccetera.

Bisogna andarci preparati e con indosso un impermeabile opportuno, sennò è una botta.
senti_chi_parla

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s