Una videotelefonata non allunga la vita

Natale, andiamo, è tempo di migrare. Con buona pace del povero Gabriele, settembre in confronto a dicembre non è nessuno, in fatto di Grandi Transumanze. Perché Natale, si sa, è il tempo in cui la Gente si ricongiunge alla famiglia, qualsiasi bizzarra e multiforme aggregazione umana essa significhi. Chi non può ricongiungersi, quanto meno telefona. Anzi oggi, per lo più, VIDEOtelefona.
E allora c’è un dilemma che torna ad assillarmi, in questo periodo. Un dilemma che mi logora da quando esiste Skype. E questo dilemma è…

…ma solo nella mia famiglia d’origine la videochiamata, invece di essere un fatto simpatico che facilita il rapporto con i propri cari lontani, è un inferno da cui si fatica a uscire sani di mente?

Io conosco e vedo persone che addirittura postano sulle pagine social fotografie delle proprie videotelefonate coi genitori – cioè foto dello schermo con doppia finestra – in cui sono sereni e sorridenti come se fossero alle Maldive, cioé che proprio si vede, che stanno conversando amabilmente e si vogliono un sacco bene.

Nella mia famiglia d’origine questo non potrebbe mai essere possibile perché le nostre videotelefonate sono uno strazio, ci rendono nervosissimi.

Il primo quarto d’ora solitamente è occupato da questo tipo di scambio: ué ma tu mi vedi? / sì, ti vedo e ti sento/ ah, perché io non ti vedo / allora clicca sulla icona tal dei tali/ e dove sarebbe? /(… secondi che scorrono via nella ricerca, faccioni di genitori deformati dal primissimo piano)/  ah, sì, adesso ti vedo… ma sei tutta gialla! (oppure a quadretti, a righe, sfocata… quello che é) / sarà la luce/ ma ch’è quella cosa che si muove dietro di te? MA CHE TI SEI PRESA UN CANE?  Eccetera eccetera. Il tutto a un volume di voce altissimo, non so perché, forse perché consideriamo gli schermi dei computer una specie di barriera del suono da oltrepassare con tutta la nostra forza acustica.

Quando il dibattito tecnico che monopolizza la parte iniziale della videochiamata si affievolisce – cessare no, non cessa mai del tutto – sorgono altri impedimenti: di solito elementi umani terzi e quarti che sopraggiungono alle spalle di chi sta seduto davanti al computer (mia mamma alle spalle di mio padre, per fare un esempio). Gli elementi terzi e quarti irrompono a gamba tesa nella già difficile comunicazione con saluti festosi, domande pratiche rispetto a incombenze in sospeso dall’ultima comunicazione (l’hai più chiamata la figlia della sorella della cugina di quella mia amica per incontrarvi e andare a fare un aperitivo? due anni che non riesco a vedere sue ellen, figurati se chiamo quest’illustre sconosciuta) , osservazioni varie ed eventuali (finalmente stai bene, nelle ultime telefonate parevi uno zombie! …grazie tante)

La fine di ogni sensatezza comunicativa arriva ovviamente quando questi elementi terzi o quarti sono BAMBINI. Circostanza che, avendone io uno e mio fratello tre, nella mia famiglia si verifica spessissimo. Praticamente sempre. Così, prima ancora che io, o mio padre, o mio fratello, o mia madre, abbiamo avuto il tempo di chiederci Come va?, arriva un Pi di turno che sbraita come un invasato per, nell’ordine: sedersi in braccio; urlare NONNOOOOO / NONNAAAA/ ZIOOOOO / ZIAAAAA a ripetizione tipo Rain Man con gli stecchini o chi gioca in prima base; invocare con la stessa ripetizione e sempre a gran voce LIOCORNIII /QUA QUAAAA/ TOPOLINOOOOO / PEPPAAAAAA/ DORAAAAA/ SWIPEEEER o altri innumerevoli cult del patrimonio audiovisivo infantile a seconda del richiedente di turno; ottenerli e ascoltarli o vederli 14 volte dal computer degli altri, quindi doppiamente filtrati; disturbare in altri centoventisette modi la conversazione; infine chiudere il laptop sbattendo lo schermo così energicamente da rischiarne ogni volta la frantumazione.
Il risultato è che pare di stare dentro un film di Nanni Moretti, questo

L’unica minorenne non molesta della famiglia è Milady, che invece durante le videochiamate si ammutolisce completamente.
Ah, bene, almeno una che aiuta.
Eh no, purtroppo.
Perché il silenzio e la ritrosia di Milady sono fonte per i miei genitori di grande frustrazione, in quanto si sentono schifati come nonni. E da lì il passo al litigio con i genitori di Milady è breve, e coinvolgerà in qualche modo anche me. E benché io creda che Milady più che schifare i nonni schifi le videochiamate – come darle torto, del resto – la faccenda resta molto delicata e spinosa.

Insomma per farla breve in questo Santo Natale, anche se saremo divisi – io e i miei presso il paese d’origine dei genitori di Cuoresaldo e mio fratello presso quello della Broccola Sr – per farci gli auguri ed evitare crisi di nervi e di famiglia, ripiegheremo sul caro vecchio telefono.

Che tra l’altro presenta sempre l’immenso vantaggio di, mentre si parla, poter scaccolarsi/stare in pigiama/avere i capelli sporchi/ e tutte quelle altre adorabili sciatterie lì che, se vai in video, proprio non ti sono consentite.

 

Buon Natale a tutti e… non videochiamatevi!

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