The big short

Uno dei film che va per la maggiore in questo periodo è… no, non Zalone, tranquilli… è, dicevo, The big short, in italiano La grande scommessa, mega movie hollywoodiano che annovera nel suo cast intergalattico un Christian Bale talmente strepitoso da essersi beccato una candidatura all’Oscar, e per fortuna come attore non protagonista, sennò il povero Leo se la vedeva brutta anche stavolta (non che Michael Fassbender/Steve Jobs sia l’ultimo degli sfigati con cui contendersi la statuetta, eh… Però vabbé, non gufiamo).
bigshort
Il film è una specie di puntata di Report fatta benissimo che parla della famigerata bolla immobiliare americana del 2007 e dice sostanzialmente una cosa: nonostante la grande reazione di shock collettivo del pianeta, la crisi economica prima americana e poi mondiale che dalla suddetta bolla è scaturita era prevedibilissima. Infatti quel figo di Bale, nel film, lo prevede e guadagna soldi che noi umani neanche riusciamo a nominare, tipo fantastilioni di dollari.

Il corollario universale che personalmente ho dedotto da questa affermazione tematica del film è stato:

tutte le crisi, in verità, sono prevedibili.

Non solo quelle finanziarie o economiche.

E questo sarebbe stato un grande monito, per me e Cuoresaldo, se solo avessimo visto il film PRIMA di partire per le nostre “vacanze di Natale” 2015-2016.
Invece lo abbiamo visto DOPO.
E così le benedette vacanze le abbiamo concluse intrappolati nella macchina di Cuoresaldo (cosiddetta il Taxi, per gli aficionados di questo blog), su una corsia d’emergenza dell’autostrada, in una fredda notte di gennaio, al buio TOTALE, senza uno straccio di segnale luminoso che palesasse la nostra presenza ai TIR che ci sfrecciavano a un pelo dallo sportello facendoci dondolare come una barca in mezzo al mare. Ovviamente, inutile dirlo, con Pi a bordo, a rischiare la vita insieme a noi, tipo suicidio da setta A.C.I.

Quello che è successo è che il Taxi di Cuoresaldo, una vettura Mercedes che in Romania pare celebre per avere un orizzonte di vita di almeno due milioni di chilometri, ha deciso che 250 mila fossero, in Italia, un’esperienza del tutto soddisfacente, talmente tanto da potersi dichiarare conclusa. In altre parole, la macchina di Cuoresaldo è spirata: si è, letteralmente, spenta.
Così.
All’improvviso.
Sull’autostrada.
Mentre era lanciata al galoppo verso casa.

No, dico: ma voi l’avete mai vista una macchina che si spegne bell’e’bbuono mentre sta in moto? In autostrada, per giunta? Io no, mai. Cioé, mai prima di questa volta.

Epperò, per tornare all’insegnamento del film, il Taxi i suoi segnali li aveva dati.

Il primo era stata un’accensione immotivata della luce di bordo durante il viaggio di andata. Immotivata perchè a sportelli chiusi e macchina in moto, senza alcun intervento umano a spingere il bottone. L’accensione si era però verificata solo un paio di volte, e Cuoresaldo l’aveva liquidata come un classico falso contatto causato dal portabagagli.

Il secondo e più importante segnale era stata l’accensione nel viaggio di ritorno della spia ROSSA della batteria mentre eravamo in moto. Qui voglio dare un ammonimento ecumenico: ROSSO vuol dire CAZZI AMARI sempre, senza se e senza ma, anche se a voi pare, come a me, un falso contatto del cruscotto. Cuoresaldo un po’ lo sa, questa storia del rosso, e infatti si è cominciato a preoccupare anche lui che non si preoccupa mai, e ha preso alcuni provvedimenti: ha smesso di effettuare sorpassi, si è posizionato sulla corsia di destra, e al primo autogrill si è fermato. Mentre io e Pi, poi, ingurgitavamo una ricca cena al ristorante chef express (perché nel frattempo Pi è diventato grande e mangia le cose che mangiamo noi grandi), lui faceva avanti e indietro tra dentro e fuori per andare ad accendere il Taxi per paura che non ripartisse.

Invece quello è ripartito.

A quel punto il problema per me era archiviato tanto che è con tono retorico che ho chiesto a un Cuoresaldo che permaneva preoccupato

…ma scusa, di che ti preoccupi, mica si può fermare la macchina mentre è in moto?

La domanda successiva che facevo, circa dieci minuti dopo, era invece

...Cuoresà, ma è una mia impressione o i fari del Taxi si stanno affievolendo?

E un minuto dopo un Cuoresaldo ammutolito dalla tensione che così spaventato non l’ho mai visto mai in vita mia riusciva a portare con una sorta di moto d’inerzia la macchina in corsia d’emergenza, sul filo della striscia bianca che la separa dalla corsia di scorrimento (dove viaggiano i famosi TIR).

Inutile dire che

– la batteria del mio Iphone è spirata un picosecondo dopo quella dell’auto, causa maratona-video di Peppapig per tenere buono Pi in un viaggio lungo dodici ore;
– il triangolo di sicurezza era impossibile da recuperare sotto montagne di bagagli accatastati nel veicolo e comunque io non avrei mai fatto scendere Cuoresaldo da una macchina ferma in autostrada e tutta spenta;
– Pi, che stava dormendo, si è a quel punto svegliato reclamando di essere liberato dal sediolone e scendere dall’auto (nel mezzo della foresta sabina);

Nonostante tutte queste avversità, siamo riusciti a chiamare i soccorsi e a tornare a casa e Pi si è anche divertito una cifra a fare il resto del viaggio prima sopra al carrattrezzi, con le luci arancioni che lampeggiavano e l’omino giallo fosforescente che guidava, e poi in macchina con quel santo dello zio che ci è venuto a recuperare.

Concludo spendendo una parola buona proprio per i soccorsi, che noi in Italia diciamo sempre che non funziona un cazzo invece non è vero: la polizia stradale è arrivata solo 10 minuti dopo il “crack” e si è messa dietro di noi a farci da scudo con quattro frecce e luci blu lampeggianti (altro grande motivo di entusiasmo di Pi, che a questo punto si aspetterà da ogni viaggio che sia così psichedelico)

La morale della favola è:

non sottovalutate i segnali premonitori

ma se proprio lo fate e finite nei guai…

…godetevela, come ha fatto Pi.

E sappiate che il 112 va bene un po’ per tutte le emergenze, tanto poi chiamano loro quelli che vi devono aiutare.

Buon anno nuovo a tutti e sempre viva lui, che insieme a Gabo ha ispirato il titolo e lo spirito di questo blog.

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