Work in progress

Nell’elenco delle catastrofi che occorrono nella nostra vita di comuni mortali, appena subito dopo il trasloco ma ben prima dell’abbandono da parte del partner, si collocano a mio parere i lavori a casa, eccellente attualizzazione del mito di Prometeo.

Come tutti ricorderete, Prometeo è il titano-Robin Hood che ruba il fuoco agli dei per donarlo a quei poracci degli esseri umani e rendere la loro vita migliore. La migliorìa, di fatto, avviene ma ha il piccolo effetto collaterale di scatenare l’ira di Zeus, al quale il furto di Prometeo pare non già un atto eroico ma una scostumatezza bella e buona, prova della sua tracotanza (la famosa hybris) . Sicché lo spedisce  nel Tartaro (che poi sarebbe l’inferno dei greci), lo appiccica ad una roccia in modo indissolubile che manco i mafiosi col cemento e gli fa divorare il fegato da un animale che potrebbe essere un’aquila ma adesso non ricordo.

Ecco, i lavori a casa sono esattamente così: hai voluto il fuoco? Cioè il bagno più funzionale, il tetto che non perde acqua, la parete colorata, du mensole di carton gesso o quello che è?  E mo’ t’attacchi e marcisci nel Tartaro, che poi sarebbe un buco nero di soldi, domande e polvere infiniti.
I soldi perché ogni problema da risolvere ne implica un altro, altrettanto da risolvere, per cui vai avanti finché da un preventivo di 1000 euro finisce che devi chiedere un mutuo alla banca. Vuoi una piccola botola nel soffitto che costa 500 euro? è un attimo che ti crolla il tetto e te ne chiedono 20.000 per rifarlo (è vera, giuro, ci è successa). Certo, tu puoi sempre opporti e lasciare le cose come stanno, e d’estate può essere molto fresco e gradevole però, d’inverno, quando piove… insomma.
Quanto alle domande, devi fronteggiarne duemilasettecento al giorno, dal colore delle piastrelle di quel metro quadro del bagno che hai deciso di aggiustare – che vabbé, può essere facile – ai gradi di inclinazione di una certa vite che a te pare insignificante ma che determinerà l’assetto termodinamico di tutta la casa. Alla fine, esasperata, cominci a rispondere a cazzo pensando ma sì, dai, in fondo che vuoi che succeda? Per esempio, che cominciano a spicconare una stanza con tutti i mobili dentro, compresa la culla del bambino (anche questo è successo, è vero) oppure che ti trovi un salotto giallo fosforescente a pois fuxia (questo non ci è ancora successo ma chi può dirlo).
Infine c’è la polvere, di tutti i pesi e le misure: dal pulviscolo invisibile che ti ottura il sistema respiratorio ai calcinacci più corposi che sbucano nella zuppiera dell’insalata quando meno te l’aspetti.
La polvere appare nell’istante in cui gli operai mettono piede in casa e… non va mai più via. Mai più. Neanche quando loro finiscono e se ne vanno.

Cioè, quando? Ecco il punto cruciale: boh.
Perché gli operai sono come il vento (o quello che era): sai quando arrivano, ma non sai mai quando se ne vanno.

Quelli che attualmente stanno a casa mia, per esempio (lo avevate capito, no?), sono arrivati il primo febbraio dicendo che “una settimana-dieci giorni finiamo tutto” e invece stanno ancora qua. E infatti io all’inizio ero super gentile, offrivo due-tre caffè al giorno, mi sono spinta financo a preparare pasti caldi e invitarli a pranzo. Invece adesso il caffè bollente manca poco che glielo tiro addosso.
Però loro non se la prendono, perché sono sudamericani: simpatici, allegri, canterini… Infatti tengono la radio accesa tutto il giorno. Su musica latino-americana.
Ripeto: la radio accesa tutto il giorno su musica latino-americana.
Anche adesso, tipo.
Io sono qui nel mio studiolo che cerco di lavorare e intanto m’arriva addosso una pioggia inarrestabile di chitarre, ukuleli (? come sarà il plurale?) e mandolini vari misti a ululati più e meno malinconici terminanti quasi tutti con amooooooooor o mi vidaaaaaaaaa.

Quindi al momento ho due alternative: o mi alzo e vado a spaccare un ukulele in testa al tizio che mi sta piastrellando il bagno, al grido morettiano di “il silenzio è importanteeeeeeeee” oppure mi alzo (in ogni caso) e col tizio mi ci ballo una bachata.

Stay tuned, amigos!
(e occhio alla hybris)

prometheus-michael-fassbender

 

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