Ritorno dal futuro

Giffoni-2016

PRIMA PARTE – SERIA

E sì, ci sono stata. Una roba pazzesca. Non a caso nella locandina, come potete leggere, loro scrivono EXPERIENCE e non festival. Perché Festival sarebbe troppo poco. Giffoni non è SOLO un festival, è un’esperienza, appunto. Magica.Tu vai lì che pensi di dover fare qualcosa, presentare qualcosa, dire qualcosa e invece… soprattutto ricevi. Impari. Ti sbalordisci. E’ incredibile quello che sono riusciti e riescono a fare, laggiù.

Giffoni è un paese davvero piccolo del Sud Italia che oggi ragiona e si comporta come una metropoli multietnica al centro del mondo.

Non c’è la stazione, non c’è l’aeroporto, non ci sono taxi (VI RICORDA QUALCOSA?), ma la macchina da guerra che il Festival ha messo su riesce ad accogliere migliaia di ragazzi da tutto il mondo – e tutto il mondo vuol dire anche Israele, Cina, USA… insomma, non semplicemente tutta Europa – a farli dormire con un sistema di ospitalità originalissimo (ogni giurato ospita qualcuno), a proteggerli con un sistema di sicurezza diffuso e invisibile.

Questi ragazzi – che in teoria vanno dai tre anni ai 99 anni ma io diciamo che ne ho visti soprattutto dai 3 ai 20 – sono appassionati, preparati, consapevoli: conoscono benissimo il programma, si muovono con agilità tra un evento e l’altro, in sala fanno osservazioni e domande che i giornalisti professionisti se le sognano, parlano l’inglese, partecipano attivamente alla vita del festival. Per dirne una: ho visto una radio fatta solo da e per adolescenti che aveva uno stand/gazebo/stazione con pannelli del fotovoltaico per alimentarsi.

 

Il programma è internazionale, l’infrastruttura messa su per sostenerlo futuristica, e tra un po’ lo sarà ancora di più, con un MEDIA VILLAGE costruito apposta che resterà permanente.

Nell’organizzazione lavorano persone di tutta Italia, ma soprattutto lavorano persone di Giffoni. Persone che chiunque, trent’anni fa, avrebbe detto condannate all’emigrazione. Ragazzi che negli anni Ottanta facevano i giurati e ora, quarantenni, gestiscono l’ufficio stampa, quello comunicazione, l’organizzazione del programma, gli ospiti nazionali e internazionali eccetera eccetera. Lavorano tutto l’anno, e, udite udite…

…vanno in giro in tutto il mondo per esportare il Festival. Hanno fatto tantissime edizioni di Giffoni in altri paesi (in Estonia, per dire… si chiamava proprio così, Giffoni-Estonia).

Insomma, come dicevo, è una roba pazzesca: del resto, di tutti i festival cinematografici, quello di Giffoni è il più necessario, disse Truffaut negli anni ’70. E al festival giustamente ci tengono a fartelo sapere.

E insomma, in questo meraviglioso posto ci sono finita anche io a presentare una cosa che ho scritto, questa, che avevo già presentato in un altro festival, questo, e che è una cosa molto importante, non perché l’abbia scritta io ovviamente ma perché è una campagna istituzionale molto seria. FINE DELLA PARTE INTELLIGENTE DEL REPORT (se la campagna vi interessa avete il link).

PARTE SECONDA – ALLA ME. 

Cose bellissime della giornata:

  • la navetta che ci accoglie all’arrivo alla stazione di Salerno per portarci a Giffoni quando io già mi immaginavo di dover cercare mezzi di fortuna sotto il sole rovente di luglio;
  • i due simpatici organizzatori che ci hanno preso in carico dall’inizio alla fine della giornata tipo baby sitter, per cui io che di solito mi perdo i compagni di viaggio, vago alla ricerca dei luoghi che mi servono senza trovarli, sbaglio i tempi di andata in bagno tipo che ci vado quando devo salire sul palco, insomma vivo momenti di panico e soprattutto accumulo sfilze di figuracce, sono uscita dalla giornata con la mia dignità intatta;
  • il convento spettacolare – con il chiostro, gli affreschi… – dentro il quale c’è il ristorante dove siamo stati portati a mangiare in quanto ospiti;
  • il pranzo che ci hanno fatto mangiare in quanto ospiti con antipasto due primi un secondo frutta acqua e vino altro che un toast e un caffettino;
  • in generale questo concetto di essere OSPITI, sul quale tornerò a breve;
  • le prima due interviste, alla radio e alla tv del festival;
  • l’ingresso nella sala dove avrebbero proiettato il nostro filmato… una sala enorme, piena di ragazzi giovanissimi che stavano facendo un dibattito su un film appena visto e facevano osservazioni e domande super competenti e anche un po’ critiche…
  • l’improvvisa consapevolezza che poi quelle domande, e soprattutto quelle critiche, le avrebbero rivolte  anche a noi, e quindi la botta di strizza mostruosa che ne è derivata… che sul momento non è stata proprio una cosa bella però ora, a ricordala, lo è;
  • la proiezione della nostra puntata, coi ragazzi che applaudono in due momenti, tra l’altro quelli giusti, e la pelle d’oca a sentire che la storia era piaciuta ed era arrivata;
  • gli applausi e i cori di approvazione delle ragazze in sala al mio intervento dopo la proiezione;
  • le due ragazze che mi hanno rincorso mentre andavo via per salutarmi, stringermi la mano e dirmi che è proprio vero quello che ha detto, insomma, anche a noi è successo così, e allora volevo dirle grazie… e altre cose che adesso non ricordo perché mi sono un po’ emozionata e allora ho detto io grazie a loro e insomma è stato un generale ringraziarsi;
  • l’intervista alla radio dei ragazzi che pensavo fosse fatta tanto per gentilezza e invece no;
  • la sala vip lounge dove potevamo accedere in quanto ospiti (arieccoci) con cibo e bevande gratis tra cui milioni di confetti di tutti i tipi tipo al pistacchio al cioccolato alle nocciole e io vado pazza per i confetti;
  • la passeggiata sul lungomare di Salerno prima di andare via… che il mio mare e il mio Sud sono la terra più bella del mondo.

Cose meno belle della giornata:

  • Pi che nella nottata precedente ha deciso di svegliarsi tre quattro volte, di cui una alle cinque di mattina quando è sgattaiolato via dal lettone per andare a farsi un attimo la doccia e tornare tra le lenzuola completamente zuppo;
  • l’aliscafo alle otto di mattina che si è sommato alla notte insonne e mi ha fatto trascorrere la giornata in stato di zombie;
  • la colite che tipicamente sopraggiunge nelle giornate importanti, forse dovuta ai centodue gelati che ho mangiato nei giorni precedenti  causa week end al mare dai miei con tanto di festa dei 40 anni di Mio Fratello;
  • i quarantasette bagni in cui sono entrata tentando di sfogare la suddetta colite senza successo, tra cui l’asfittico bagno del bar del porto della Città Natale dove ho rischiato di restare imprigionata causa porta di acciaio inossidabile con chiusura ermetica ma difettosa;
  • gli scialatielli coi fagioli del pranzo lussuoso nel su citato convento-ristorante che insomma per la colite non è che fossero il massimo ma come fai a spiegare perché non li puoi mangiare davanti a dieci persone;
  • l’orrida mamma vincitrice di una delle mille edizioni dell’orrido Grande Fratello televisivo che nel treno di ritorno verso la Grande Città ha trattato malissimo suo figlio di otto anni e noi non siamo potuti intervenire perché anche lì come diavolo fai, finisce che spaventi il bambino e peggiori le cose.

Quest’ultima cosa è stata la più brutta, ma poi alla stazione li ho seguiti e ho visto che si sono fermati, che il bambino non piangeva più e ha messo una mano sulla spalla dell’orrida mamma. Allora ho pensato che anche se lei è un disastro, lui magari la aiuterà a fare meglio.

Il futuro fa paura, ma alla fine ci salverà.

(Almeno lo spero)

 

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