Good news

Niente, uno può pure andare in vacanza ma le brutte notizie no: quelle, in vacanza non ci vanno. Prima il terremoto, poi la morte di Gene Wilder, mo’ ci si mette pure la ministra della salute con quella scemenza del #fertilityday. Epperò, a settembre bisogna pur partire, da qualcosa di buono, per ricominciare.

Allora ho pensato di raccontarvela io, una cosa buona. Una piccola novità che ho trovato al mio rientro qui a Macondo dopo le vacanze estive (delle quali magari vi racconto un’altra volta… o magari no, poi vediamo).

Tale novità riguarda Ernestino, il vicino del piano di sopra che vi avevo già citato quando sono venuta ad abitare a lu paese ormai cento anni fa (ah sono solo tre? a me parevano proprio cento).

Ebbene, Ernestino, che è un po’ toccatello e per campare fa sempre un po’ fatica, ha trovato un lavoro.
Sì.
Il forno di un paese qui vicino, di quei forni che fanno il pane ma hanno anche il banco dove vendono la pizza i biscotti e tutto quanto, lo ha infatti arruolato per un paio d’ore la mattina e un paio la sera. Ernestino un po’ aiuta a cuocere, e un po’ aiuta a servire, loro gli danno una piccola paga al giorno e, in più, gli regalano un sacco di roba da mangiare.

Conseguenza di ciò, Ernestino si è dato una piccola ripulita: ha tagliato i capelli e non è più sempre un po’ sbronzo com’era prima. Forse però, a pensarci bene, la ripulita è venuta prima del lavoro, non ne è stata la conseguenza. non lo so, non è dato saperlo.

Terzo, pare che abbia anche una fidanzata. Io non l’ho mai vista però già il fatto che ne parli secondo me è una cosa buona. Più che altro è una cosa buona il fatto che parli, perché prima poteva stare a fissarti in silenzio anche per dieci minuti con lo sguardo tra il criptico e il catatonico e poi tornarsene dentro casa senza manco dire ciao.

E qui veniamo alla quarta e ultima cosa buona: Ernestino, da vicino di casa innocuo ma inquietante (per via della cosa che vi dicevo sopra che ti fissava senza dire ciao), è diventato interattivo e perfino gentile. Tutti i giorni ci chiama dal balcone e ci cala giù un po’ delle cose che gli ha dato il forno e che lui non riesce a mangiare: ciambelle, biscotti tipo gran turchese, biscotti a forma di cuore, biscotti al cocco o qualcosa di simile, cornetti, occhi di bue, pizza bianca… Na fracca di roba, insomma. 

IMG_1620 (1)

L’altro giorno si è sbilanciato e ci ha mandato giù anche una bottiglia di aranciata, una di acqua frizzante e una scatola di pelati.

Cuoresaldo dice che ormai è un gentleman. Io sono contenta ma un filo meno entusiasta, perché mi subisco gli effetti collaterali di questa, pur bella, good new wave del vicino.

E cioé, innanzitutto, che Ernestino per darci le cose del forno ci chiama spesso, anzi spessissimo, a tutte le ore del giorno. Ma siccome Cuoresaldo non c’è, ha imparato a chiamare me. E quando lui chiama, non smette fino a quando non ti vede arrivare. E se non ti vede arrivare chiama a voce sempre più alta, e sempre più disperato, roba che l’altro giorno ero al telefono per lavoro e per poco non mi prendeva un infarto perché pensavo che gli stesse andando a fuoco la casa. Allora attacco il telefono velocemente, mi precipito fuori al terrazzo pronta a chiamare i pompieri, alzo la testa convinta di trovarlo ustionato e sull’orlo di un lancio, e lo vedo integro e sereno affacciato al balcone di casa sua.

– Ernestì! Che è successo?!? Ti senti male?

– …te devo da’ ‘na cosa…

E col suo sorriso sdentato ammicca verso il carico di turno calato dall’alto, tutto contento: un’altra chilata di cornetti che manco Romoli a viale Eritrea (che sarebbe una pasticceria della Grande Città, la prima che m’è venuta in mente).

Hai voglia a dirgli che noi siamo tre e non ce la mangiamo, tutta ‘sta roba che ci manda, che è meglio se se la tiene lui o la dà a qualcuno che ha più bisogno, che Pi non va avanti a croissant e burro come Maria Antonietta ma anche a proteine e verdure: lui sta lì a ripetere come un mantra che la dai al pupo, il pupo deve crescere, te sei secca e te devi ngrassà…  fino a quando non ti arrendi e ti prendi tutto quello che ti ha dato. Quindi noi ormai abbiamo la casa piena di prodotti fornari (o fornacei? boh) ché manco la moglie di Fantozzi (secondo effetto collaterale).

fantozzi_leggerissimo_sospetto

Oltretutto, per fare ‘sto travaso di cibarie Ernestino usa una cosa che io ho definito paniere ma che in realtà è un accrocco costituito dal cavo di un antenna tv come cima e da buste varie che lui trova di volta in volta e che lega al pezzo finale del cavo cui ha tolto la gomma per fare uscire il fil di ferro… Insomma, ‘sta roba qua:

alfredo
..che poi, puntualmente, lascia a penzolare nel bel mezzo del nostro terrazzo. E anche lì: hai voglia a dirgli che Pi col cavo ci si sfregia e la busta appesa non è il massimo dell’arredo esterno, a Ernestino proprio non gli va, di ritirarsi su il paniere improvvisato, se non fino alla successiva spedizione quando ci stupirà con una busta sempre più brutta, di solito, e sempre più piena.

Allora io puntualmente tolgo la busta e cerco di sistemare il cavo da qualche parte, in alto, ma il vento lo riporta a penzolare davanti alle nostre porte-finestre… e insomma meno male che è ricominciata la scuola così Pi sul terrazzo ci sta un po’ di meno e il rischio sfregio si abbassa dal 100 al 50 per cento.

Tuttavia, questi piccoli, fastidiosi effetti collaterali sono assolutamente sopportabili rispetto al fatto che il nostro vicino del piano di sopra sembra felice come non era mai stato.

Certo, se ora si facesse anche degli amici coi quali dividere le sue leccornie, sarebbe proprio l’ideale. Ma forse questa è una cosa troppo normale… siamo pur sempre al centro storico di Macondo.

Ben trovati a tutti e se volete fare colazione passate di qua.

 

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