La Scuola dei Grandi

Quest’anno Pi ha cambiato scuola e dalla privata dove ha fatto i due anni di nido è passato alla pubblica dove a settembre ha iniziato la materna.

La decisione ci è costata un po’ di fatica perché Cuoresaldo e io, sebbene in teoria fermi sostenitori della scuola pubblica, in pratica due anni fa non eravamo riusciti a far entrare Pi nel nido pubblico comunale (perché entrare in un nido comunale  in Italia, a meno che non vivi a Bolzano, è una roba difficilissima che dipende da un sacco di variabili per calcolare le quali chiamano gli astrofisici della Nasa, infatti è per questo che devi fare la domanda mesi e mesi prima e hai la risposta mesi e mesi dopo perché quelli devono avere il tempo di fare i calcoli giusti) e così lo avevamo mandato in una scuola privata della quale durante i due anni successivi ci eravamo innamorati.

La Prima Scuola era un po’ vecchiotta ma era circondata da un giardino con alberi altissimi che sembrava un bosco, era grandissima, tutta arredata in legno e a misura di bambino, con l’orto, la cucina e soprattutto con la cuoca napoletana che faceva il polpettone la pasta e patate e altre prelibatezze gastronomiche che manco Antonino Cannavacciuolo e infatti Pi si mangiava sempre tutto pure le verdure che di solito i bambini non si mangiano mai. Era una scuola Montessori e anche se a me quando l’ho scelta non me ne fregava molto della faccenda perché mi era bastato il bosco come criterio di selezione, più in là nel tempo mi è importato perché le maestre erano super brave, Maria Montessori era davvero una figa pazzesca e insomma Pi in quella scuola è venuto su bravo, attento, curioso, creativo e un sacco di altre cose belle.

Nonostante tutti questi lati positivi, però, quest’anno, come dicevo, abbiamo lo stesso cambiato scuola perché siamo entrati in quella pubblica che oltre a essere pubblica quindi decisamente meno costosa è anche di fronte casa ma veramente di fronte cioè tipo che io e Pi ci arriviamo in dieci secondi netti e per noi che viviamo in ritardo perenne questa faccenda è molto importante.

La Scuola dei Grandi (così l’abbiamo chiamata) è molto diversa: non ha il bosco, non è fatta di legno, non ha la cuoca napoletana e tanto meno la cucina perché usa un catering esterno (e infatti Pi ci fosse una volta una che si magna le verdure, tutti i giorni NO trovo scritto nel foglio che viene affisso all’entrata); tuttavia, è comunque molto bella perché è grande, è luminosa, ci sono tante cose colorate e soprattutto anche qui le maestre sembrano molto brave e simpatiche. Noi poi siamo capitati con quella che pare la maestra più brava di tutte, la Maestra Emme, che in effetti ha il viso di un angelo, gli occhi intelligenti, il tono paziente, molta esperienza e insomma è davvero la Maestra dei Sogni. Quando ho saputo che ci era capitata questa fortuna ho provato un’euforia pazzesca perché a me invece quando ero ragazzina se poteva capitarmi l’insegnante peggiore mi capitava, tipo al liceo quando ci fu assegnata la  Pazza, una professoressa di Lettere che a noi insegnava solo greco ma poiché eravamo al classico si trattava comunque di un sacco di ore di lezione e infatti a inizio anno eravamo 34 studenti e alla fine eravamo rimasti in 13 tra i quali una ragazza alla quale si è incrinata una costola per via della colite nervosa causata dalla suddetta professoressa (almeno così ci venne raccontato).

A parte la faccenda di non mangiare le verdure, Pi si è ambientato molto bene nella nuova scuola, almeno per il momento, e in fondo per lui le cose sembrano cambiate poco se non addirittura in meglio perché, oltre ad avere attorno tre maestre super brave (la Maestra Emme, la Maestra Rossa e l’Altra Maestra), può andare a salutare ogni mattina la sua cuginetta nonché migliore amica Occhioni, che frequenta la stessa scuola ma in una sezione diversa e così è molto molto felice.

Io pure me la sto cavando, nonostante abbia scoperto di avere su certe questioni davvero pochissima esperienza. Per esempio la famosa, o famigerata, chat delle mamme.  Nella Prima Scuola la chat esisteva tuttavia era molto low profile: più o meno abbiamo scambiato dodici messaggi l’anno, tutti  molto sobri e di servizio, il rapporto tra mamme è rimasto sempre identico in due anni, non siamo diventate amiche ma nemmeno nemiche. Nella chat della nuova scuola i messaggi sono un centinaio al giorno, includono le mamme di tutta la sezione, quindi anche quelle che hanno bimbi grandi e sono in quella scuola da più di un anno e, per farla breve, rivelano dinamiche relazionali o sarebbe meglio dire tensioni che neanche in Game of Thrones.

Arya

Cuoresaldo sostiene che dovrei abbandonarla; io per il momento resto e, adottando la celebre strategia militare del “pesce in barile”, cerco di non finire decapitata come la buonanima di Eddar Stark.

Chat delle mamme a parte, comunque, qualche giorno fa ho partecipato alla mia prima ASSEMBLEA DEI GENITORI per eleggere i rappresentanti di sezione e alla fine anche se non benissimo è andata bene.

Non benissimo perché appena sono arrivata le maestre hanno distribuito ad alcuni genitori pescati casualmente dall’elenco un QUESTIONARIO cui rispondere sul momento e io, che pensavo di essermela cavata perché esclusa dal primo pescaggio, sono invece stata ripescata causa assenza di una delle vittime designate. Per cui, a due mesi dall’ingresso a scuola di Pi, quando ancora non ho capito bene cose fondamentali come se abbia o no iniziato i laboratori, ho dovuto rispondere a decine di domande sui laboratori stessi più ad altre domande di, per me, equivalente difficoltà. Mentre rispondevo  al questionario dovevo anche ascoltare le maestre che intanto spiegavano tutte le cose che avevano fatto in questi primi due mesi e che faranno nei prossimi otto e siccome io non sono affatto una donna multitasking che sa concentrarsi su due cose insieme ho chiaramente perso la metà delle informazioni. Terzo fattore che ha aumentato il livello di difficoltà della faccenda è che, mentre compilavo il questionario seduta sulle sedioline dei bambini in circolo con le altre mamme…

…mi sono accorta di avere, sotto i jeans, un BOZZO ENORME SULLA GAMBA al che, sotto gli occhi prima affabili e poi incuriositi delle due mamme vicine, ho cominciato a toccarlo facendo la gnorri (tipo fingendo di massaggiarmi la gamba perché indolenzita, sempre in silenzio per via della maestra che spiegava i laboratori e le gite) e alla fine ho realizzato con orrore che si trattava delle MIE MUTANDE DEL GIORNO PRIMA che erano rimaste dentro i jeans che appunto avevo indossato anche il giorno prima… avete presente quando la sera, per la stanchezza, ti togli tutto insieme – maglione, jeans e mutandine – e butti l’orrida matassa di roba sulla poltrona dicendo “domani metterò a posto”? Bene, l’indomani non avevo messo a posto perché, tanto per variare, ero in ritardo per portare Pi a scuola (Cuoresaldo era nel freddo Nord per lavoro da ormai un numero sconsiderato di giorni) e così le mutande pulite me le sono messe però i jeans li ho presi dall’orrida matassa e il risultato è stata appunto il bozzo enorme di cui sopra. Ho vissuto momenti di vero panico, indecisa tra lasciare la mutanda lì perché non avevo il coraggio di interrompere la maestra per dire che dovevo andare in bagno, e andarci, invece, perché avevo il terrore che una volta che mi fossi alzata dalla sediolina la mutanda sarebbe caduta da sola per terra lungo i jeans mettendomi in una situazione a dir poco imbarazzante. Alla fine ha vinto il coraggio e così mi sono alzata e ho chiesto alla maestra se potevo uscire un attimo.

E insomma tra il questionario, il bagno dove sono andata a togliere la mutanda incastrata dentro i jeans, e un’emergenza di Tata Poppins per cui son dovuta andare via prima dalla riunione, non è che la mia partecipazione sia stata proprio da dieci e lode.

Tuttavia, ho comunque espresso il mio voto per la rappresentante di sezione e alla fine ho recuperato le informazioni nella suddetta chat delle mamme perché le mamme sanno che l’informazione è Potere e dunque chi vuole diventare Regina del Grande Impero delle mamme della scuola deve mostrare di sapere più cose di tutte le altre e quindi il giorno dopo l’assemblea la chat era un continuo colpirsi l’un l’altra a suon di informazioni e io zitta zitta ho fatto un gran bel ripasso. Poi dici perché non sto a sentire Cuoresaldo.

Evviva i pesci in barile!

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3 thoughts on “La Scuola dei Grandi

  1. Anche all’imperatore alla scuola dei grandi (mi sa che si chiamano tutte così) è capitata la maestra pare più brava di tutte, ma roba che mamme dell’altra sezione hanno cambiato scuola per la delusione! Mi sono sentita come aver vinto alla Lotteria! 😊

  2. ahahahaha….e pensa se invece tuo figlio le mutande del giorno prima se le tira fuori dai jeans superdivertito, sbandierandole con orgoglio al ristorante davanti a tutti? sì, è capitato a me… ti adoro, Ciùciù!

  3. Io non lo so se alla mia figliola è capitata la maestra più brava. So solo che dopo due settimane di inserimento al nido comunale (e lì sì che all’ammissione ho pensato di aver avuto un colpo di fortuna di quelli che forse ti ricapitano dopo 10 anni) ha collezionato una quantità di super batteri e virus che manco dopo un attacco chimico. E io, IO, dopo 35 anni di scansamento della varicella – tanto che ormai mi consideravo immune – me la sono presa. E ora la attaccherò alla figliola che, dopotutto, aveva solo avuto tonsillite, otite, raffreddore e due settimane di febbre. Lifeonmacondo, meno male ci sei tu che mi fai fare due risate.

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