Un buon motivo

Ho già avuto modo di dire ciò che penso della gravidanza: lo trovate scritto qui e se non avete voglia di leggere il post il titolo riassume già benissimo l’essenza del mio pensiero e se non avete voglia di leggere manco il titolo il succo è che… la gravidanza è una rottura di palle cosmica per non dire che fa schifo.  Mi spingo a fare addirittura un’affermazione politica e cioé che la gravidanza è il vero ostacolo alla parità tra i sessi poiché costituisce la più grande zavorra e allo stesso tempo il più grande vantaggio che noi donne abbiamo nella vita rispetto agli uomini.

Anche le donne che non sono state sfigate come Noi della VES24 (VomitoEScialorrea24oresu24) quando vai a scavare scopri che qualche guaio con la gravidanza l’hanno passato: che sono dovute stare a letto per un distacco della placenta, oppure che hanno avuto travagli infiniti e dolorosissimi, o magari parti pericolosi che hanno messo a rischio se stesse e la creatura, oppure che hanno patito le pene dell’inferno per il cesareo, o anche semplicemente che non sono più riuscite a cagare per settimane causa parto naturale (ché nessuno te lo dice ma insomma può succedere e allora dopo che hai partorito, quando ti aspetti un bel regalone per l’immensa fatica che hai fatto, ecco che ti vengono le emorroidi: il tuo regalo, mamma, auguri!).

E’ indubbio però che solo noi della VES24 nutriamo per la gravidanza un’acrimonia tale da non voler ripetere mai più l’esperienza. Tuttavia, come attestano i commenti che giungono al post citato sopra (tuttora il più letto del blog), molte di noi ci ricascano. E tra queste, da cinque mesi, ci sono anche io: ebbene sì, di nuovo incinta, di nuovo di un maschio.

Ora, per voler affrontare di nuovo un’esperienza divertente quanto il soggiorno in Honduras di Genny Savastano in Gomorra le cose sono due: o siamo pazze, oppure abbiamo una fortissima motivazione. In cuor mio pendo per la prima, ma razionalmente voglio credere nella seconda.

La mia personalissima motivazione è stata Miofratello. No, non perché lui ha tre figli e mi sono voluta ingarellare. Ma per quello che lui è stato ed è ancora per me nella vita.

Come ho detto in altre occasioni (tipo qui) la mia famiglia d’origine è una famiglia napoletana atipica dove tra i tratti atipici rientra soprattutto quello di NON avere una fracca di parenti. Su quattro nonni, uno non è mai pervenuto e comunque era un tipo che al confronto Lord Voldemort è una vecchia zia rassicurante, un’altra era una creatura deliziosa ma affetta da sindrome bipolare quindi presente come le lucine di natale, un po’ sì e molto no, un altro era presente nel fisico ma con la testa bah, insomma, si salvava solo la quarta e ve ne ho parlato qui.   Quanto a zii e cugini diretti, i pochi che ho hanno tutti qualche disturbo psichico variamente classificato che rende vagamente faticosa l’interazione, tipo le ossessioni paranoiche la sindrome borderline e cosette così. Certo ho i miei genitori, che oltre a essere sani di mente sono stati sempre presenti e bravi e non mi hanno mai fatto mancare niente. Tuttavia il loro rapporto non è stato proprio quel che si dice idilliaco ed essendo rimasti insieme si sono ritagliati una vita che magari non è infelice ma non è neanche felicissima. Che poi forse è quello che succede alla maggioranza delle persone tranne che a Jovanotti, ai suoi fan e ai buddisti, che invece sono sempre felicissimi e vogliono bene a tutti e a tutto, anche all’infelicità.

Questa premessa è importante per dire che un pochino, considerando anche il terrore inconscio che la fragilità mentale fosse un gene di famiglia inesorabilmente ereditario, io ero a rischio di essere una bambina non proprio sicura di me stessa e capace di affrontare il mondo.
Invece no.
Io mi sono sempre sentita invincibile. Perché anche se gli altri per affrontare la vita avevano alle spalle eserciti di cugini e tonnellate di normalità, io avevo l’arma segreta: che era, appunto, Miofratello.

Abbiamo quattordici mesi e una ventina di centimentri di differenza che non sono mai cambiati nel tempo eppure per i miei primi tre anni sembravamo gemelli perché stavamo sempre appiccicati, mamma ci vestiva uguali e soprattutto papà mi tagliava i capelli corti come un maschio “perché così si rinforzano”. Siamo andati all’asilo insieme perché Miofratello senza di me non ci voleva andare e pazienza se io mi sono giocata un anno di libertà. Ho imparato ad andare in bici senza rotelle per scappare da lui e dal suo amico dell’epoca – il Terribile Mora – che siccome erano uno biondo e l’altro bruno si credevano John e Poncherello dei Chips e io dovevo fare il ladro. Peccato che siccome avevo la Graziella e loro le Bmx mi acchiappavano sempre, però a quel punto quando il Mora mi voleva vattere Miofratello glielo impediva perché nessuno poteva permettersi (solo lui).

Abbiamo imparato a fare tutto insieme, soprattutto le cose che si fanno al mare: nuotare, pescare con le lenze, giocare alla corsa dei tappi, tuffarsi, fare immersioni (a pochi metri, eh), remare, portare la lancetta di papà. Lui mi ha superato in tutto, tranne che nel nuoto anche se ancora non lo vuole ammettere. Anche ad arrampicarmi, mi ha insegnato lui: ha inventato “scimmia”,  il gioco  più divertente del mondo in cui lui scalava qualsiasi cosa per primo e poi mi aiutava. Peccato per quella volta in cui mi ha fatto precipitare da uno scoglio talmente alto che veniva chiamato lo SCOGLIO BALENA. Però, vabbé, alla fine non mi sono fatta niente e ho imparato a ricominciare, sempre.

D’inverno invece abbiamo dovuto inventarci milioni di giochi per sopravvivere ai viaggi in macchina chilometrici da Napoli alle Dolomiti con partenza all’alba e una sola sosta per mangiare e mi raccomando fate la pipì che poi non ci fermiamo più. In verità era lui che inventava. Io aderivo entusiasticamente a tutto ciò che proponeva. Lui era il capo, l’ideatore, l’inventore. Io il soldato che doveva obbedire. E infatti la jeep di Barbie non è mai stata usata per il suo scopo ma trasformata appena ricevuta in uno strano marchingegno per lavare a terra.

Ovviamente, Miofratello vinceva a tutti i giochi. A Monopoli finiva sempre con una catena di alberghi su parco della vittoria e viale dei giardini e io invece pezzente con una casetta sgarrupata a vicolo stretto e vicolo corto, i debiti fino al 3023 e una freva pazzesca che non ero stata strategica quanto lui. Quando la nonna ci ha insegnato a giocare a dama è stato un attimo che lui già sapeva giocare a scacchi, e io invece ancora con le pedine piatte sceme, sempre dietro, sempre a rincorrere, sempre a fare casino mentre lui meditava e migliorava, migliorava e meditava.

Un anno ha deciso che dovevamo costruire un presepe degno di san gregorio e allora mi ha schiavizzato da settembre tutti i sabato pomeriggio per fabbricare centodue gradini di sughero, una catena montuosa chelèvati e una cascata con acqua vera che avesse almeno due curve. Però quel presepe ci è durato anni, mi ha insegnato la bellezza di farsi le cose da soli e farsele bene.

Quando litigavamo sapeva tenere il muso per giorni e non chiedeva mai scusa per primo e io lo ammiravo, per questa “qualità”, e ogni volta ci provavo anche io ma poi mi dimenticavo e gli chiedevo scusa per prima perché stare senza di lui era troppo noioso e allora a quel paese l’orgoglio basta che mi liberasse dalle palude degli esiliati dal suo affetto. Saper dimenticare un torto e sapere chiedere scusa per prima è una cosa che mi è tornata utile nella vita da grande e che oggi mi serve parecchio, con quel mulo che mi ritrovo accanto come compagno.

Quando mamma e papà litigavano Mio fratello è quello che si metteva a tirare al canestro in camera sua per non farmi sentire i loro litigi. O per non sentirli lui, non lo so, però in camera sua c’ero pure io e quindi. Quando me ne sono andata a vivere nella Grande Città non ha detto niente salvo poi rinfacciarmelo dopo un millennio che lo avevo lasciato a casa da solo “con quei due”. Però una volta a settimana ci sentivamo comunque per telefono per chiacchierare di come andava. Dopo di che alla faccia mia se n’è andato molto più lontano di me, prima nel freddo Nord italiano e poi in quello francese e allora sono io che mi sono sentita sola e ho cominciato a prendere aerei per andare a trovarlo appena potevo, anche quando avevo gli attacchi di panico e per prendere l’aereo dovevo farmi di ansiolitico. Quando ci vedevamo eravamo felicissimi e ci davamo un sacco di abbracci  e chiacchieravamo tanto ma ci fosse stata una-volta-una in cui non abbiamo litigato prima di separarci e però una volta il litigio mi è servito perché ero talmente incazzata che in aereo mi sono dimenticata di prendere l’ansiolitico e allora l’ho buttato perché ho capito che non mi serviva più.

Miofratello è quello che quando ho fatto l’incidente più megagalattico della mia vita e non volevo più uscire di casa e passavo i giorni sul divano con la scusa che mi ero anche rotta il cuboide mi ha preso per il braccio e mi ha trascinato a camminare fino al monte San Costanzo, ché il cuboide sta nel piede ma è un osso inutile e non serve a camminare e se te lo dico io che sono medico ti devi fidare. E infatti poi la sera avevo un piede che Fiona di Shreck al confronto era Cenerentola. Però lui non s’è perso d’animo e allora se non puoi camminare vieni a mare e nuoti e ricominci a usare quella cavolo di mano che sennò cosa cavolo te l’ha salvata a fare, la sorte, se la devi tenere chiusa a pugno stretta nelle bende. E’ quello che ancora oggi quando sto male per qualcosa ma male vero quello che non hai voglia di parlare con le amiche né con nessun altro alla fine chiamo lui e piango e lui prima dice una cosa carina poi sta zitto e sente le mie lagne e poi insieme guardiamo in faccia la realtà. Lui non mi usa per farsi i pianti perché lui non piange mai o almeno non davanti agli altri però per parlare sì, quando non si chiude nel suo magico mondo come lo chiama Miacognata mi parla e mi racconta le sue elucubrazioni come le chiamiamo a casa mia che poi sarebbero le riflessioni sull’esistenza i dubbi e le Domande con la D maiuscola che tanto nessuno sa rispondere figuriamoci io. Però non è che piangiamo e parliamo solo, eh, facciamo anche un sacco di cose divertenti. Tipo ballare insieme il rock ‘n roll, che è la prima cosa che mi viene in mente perché l’abbiamo fatto all’ultima festa dove siamo stati insieme.

Anche se ormai vive Oltralpe e ha una vita tutta sua, anche se la vita che abbiamo passato in comune l’abbiamo trascorsa per più della metà a litigare, anche se ci siamo mandati a quel paese, non parlati e schifati per un numero infinito volte, anche se ci siamo delusi per altrettante, anche se in futuro ci scanneremo per l’eredità dei nostri genitori come dicono tutti che succede ai fratelli ma come forse a noi non capiterà perché non ci sarà nessuna eredità… bé, lui è stato, è e rimarrà per sempre la cosa più bella che ho avuto nella vita.

Ed è per questo motivo che, per tornare all’inizio della storia, ho deciso di affrontare un’altra volta il mio Honduras. Perché, in sintesi, ho pensato che mi sarebbe piaciuto che anche Pi sperimentasse questa cosa bella della vita.

Non dico che sia meglio avere un fratello, forse anzi ripensadoci non lo è per niente e almeno quando sei figlio unico hai una persona in meno sul groppone quando poi vai in analisi, e una persona in meno sono anche minuti in meno e quindi soldi risparmiati.

Tuttavia spero che un giorno, alla fine, al netto dei soldi spesi in analisi,  Pi e Quellonuovo saranno contenti di avere un fratello come lo sono io di avere il mio.

Advertisements

One thought on “Un buon motivo

  1. ciao!!!ovviamente sono stata lontana dal web etc per 8 mesi dato che solo la vista di 1 device mi faceva volmitare l’anima…non sapevo dela tua 2 gravidanza!!!bene!!!io dopo vittoria e 2 perdite ora sono di 32 settimane e sto pregando perchè questi – 55 days volino via il prima possibile anche perchè dall’8 mese mi sono tornati tutti i sintomi del primotrimestre che cmq non mi avevano mai abbandonato del tutto ma caxxo nemmeno era così tragica la situazione.Siamo pazze e siamo anche un pò masochiste credo ma io volevo il secondo bimbo, mio marito anche e rimandendo incinta appena ci guardiamo è stato abbastanza facile.
    ora infatti dovremmo fare un blog su cosa usare per non rimanere più incinta senza bombardarci di ormoni.spirale?opinioni a riguardo?considerando che con vomito e sciallorea costante e la panza la vita sessuale della coppia non è sicuramente al primo pensiero ma ci sarà un dopo…il che mi terrorizza abbastanza.Chiudetemiiii le tubbbeeeeeee 🙂
    io per acidità e reflusso uso compresse Bianacid che ovviuamente andrebbero succhiate ma avendo la sciallorea nn si riesce quindi le mastico alla velocità della luce e butto giù.funzionano..almeno nn è medicinale dato che mi sparo punture di plasil ogni giorno vorrei evitare di drogare maggiormente il futuro pargoletto.
    c’è 1 pagina istagram del blog?lo chiedo perchè io su istagram sto seguendo hgsisterwood e ha già 500 iscritte, non sono italiane, sembra quasi che in italia non ci sia iperemesi o sciallorea ma sono tutte straniere e il leggere storie e chattare con loro mi ha dato sollievo delle volte..vedi anche chi sta peggio di te e allora smetti di piangerti addosso (io dei giorni vado proprio in depressione).
    vedo però la fine del tunnel a breve e quindi almeno questo mi dà la carica.
    se siete su istagram mi trovate come vfuse
    abbraccio tutte!!!!
    vale

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s