Sconfiggere il mostro

Parecchi anni fa, dopo un brutto incidente in autostrada, cominciai a soffrire di attacchi di panico.

Ne sono uscita grazie alla psicoterapia ma ci sono stati momenti duri.
I peggiori erano legati a situazioni di viaggio: non solo la macchina, ovviamente, ma anche il treno e l’aereo. Per me che li amavo e frequentavo parecchio, treni e aerei diventarono un luogo infernale. Dove l’ansia saliva con me di nascosto, acquattata, e poi sbucava fuori per schiacciarmi, come una pressa d’acciaio calata dall’alto.

La sensazione di costrizione – non poter rallentare, non poter scendere, sentirsi su una traiettoria destinata a finire in uno schianto – mi provocava una paura incontrollabile, un’angoscia mortifera e mortale.

Per superarle, soltanto le prime volte usai i farmaci.
Poi, decisi di farcela da sola.
Evidentemente la psicoterapia – che avevo iniziato – mi aveva restituito quel minimo di forza per tornare a mettere in pratica quello che ci insegnano i padri (o almeno quello che a me ha insegnato il mio) e che sappiamo tutti.

E cioè, che l’unico modo per sconfiggere un drago è andare a cercarlo, e ucciderlo.

Fuor di metafora, che se hai paura di fare qualcosa, quella cosa la devi fare mille e mille volte ancora finché la paura non ti passa.

E così feci io.

Fu una battaglia dura, e lunga, ma come in tutte le battaglie trovai un alleato.
O forse sarebbe meglio dire un’arma segreta.
O forse no, dai, era solo un trucchetto.
Vabbè, quello che era era, sta di fatto che durante i miei attacchi di panico su treni e aerei, scoprii che individuare una ragazza bella, e guardarla, mi aiutava.

Non c’entra niente la sessualità (io sono eterosessuale), è qualcosa che aveva a che fare con l’estetica e basta.
Dentro quei vagoni e quelle cabine che nel tempo son diventati sempre più aerodinamici e sempre più angusti e che quindi di certo non aiutano chi già si sente costretto, concentrarmi sulla regolarità dei lineamenti della ragazza bella di turno, sulla proporzione degli elementi del suo viso, sull’armonia dell’insieme era qualcosa che mi permetteva di allentare il peso della pressa fino a farla scomparire. Lo spazio tornava normale, sufficiente per poter respirare, guardare, muoversi. Il respiro si faceva regolare, il cuore smetteva di scalpitare come se volesse scoppiare da un momento all’altro, il corpo si rilassava così che i miei arti tornavano a stendersi e allungarsi e la testa usciva dalle spalle esattamente come quella di una tartaruga esce dal guscio quando sente di non essere più in pericolo.
Finalmente mi sentivo in pace.
Finalmente ero libera.
Avevo sconfitto il drago.

In quei momenti mi vennero in mente le prime lezioni di storia dell’arte che ho ricevuto in vita mia, quelle delle medie, quelle sui tempi greci e sulle statue romane, sul neoclassicismo, Canova, Winckelmann e tutta quella roba lì che all’epoca sembrava vecchia, lontana e buona solo da studiare e invece no, non serviva solo a studiare, serviva a capire.

E io finalmente – meglio tardi che mai – su quei treni e quegli aerei capii.

Capii non con la testa ma con il cuore, il potere che ha la Bellezza e, con essa, l’Arte che la celebra: quello di curare la nostra anima, e così, di salvarci.

Perché a me era successo.
La Bellezza mi aveva salvato.

E anche se non soffro più, per fortuna, di attacchi di panico, quel senso salvifico di sollievo dalle pene, di conforto e di pace che provavo negli abitacoli di treni e aerei davanti ai volti delle belle ragazze, si rinnova oggi davanti a qualsiasi forma di bellezza, veicolata attraverso qualsiasi mezzo. Che sia il volto di una persona o un paesaggio, un quadro, una scultura, una foto o qualsiasi altro mezzo.

Tutto questo pippone mi è venuto per raccontarvi che di recente ho fatto una donazione a questa iniziativa qui: l’artista Marta Alexandra Abbott, che è anche mia amica mi denuncio, ha donato nove suoi quadri a un’associazione umanitaria che si occupa dei più deboli, così che i primi che donano un certo importo non solo aiutano l’associazione ma ricevono anche uno dei quadri. Io mi sono accapparrata il quadro che vedete in foto. Se volete, donate anche voi. Se lo fate in fretta, vi beccate anche un quadro. Altrimenti avrete comunque fatto del bene, ché in questo difficili tempi di Covid è ancor più giusto e necessario.

Bentornati a Macondo!

quadro marta

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