And the winner is

Faccio un outing imbarazzante: sono anni, anzi, decenni, che uno dei miei sogni più grandi è quello di poter fare un discorso di ringraziamento per la vittoria.

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Bilanci.

Domenica prossima finisco il tempo o, come dicono nella mia Città Natale, esco di conto.
Dice che se adesso sei stanca non hai ancora visto niente”. Che “per un anno sarà un inferno, sappilo. Che l’allattamento è bellissimo, eh, per carità, ma pesante,  e che fatti le ultime dormite perché non chiuderai occhio MAI PIÙ. Che per un po’ dimenticati la vita sociale, gli amici eccetera eccetera.
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GraviDy

gravity

Avete presente “Gravity”, il film con Sandra Bullock uscito l’autunno scorso? Il per alcuni capolavoro per altri no ascrivibile grossolanamente alla categoria film spaziali-catastrofici in cui il protagonista incorre in una catena di sfighe legate indissolubilmente tra loro da un rapporto esponenziale per cui la seconda sfiga è il doppio della prima, la terza il doppio della seconda e così via, in un susseguirsi talmente fantasmagorico che a un certo punto tu, che all’inizio tremavi e temevi per la sorte del povero protagonista, cominci invece a ridere, poi a dire un se, vabbé dietro l’altro e alla fine preghi perché qualcuno spari a ‘sto benedetto cristiano pur di terminare la sua rocambolesca avventura e farti andare a casa?

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