8 marzo

Che poi mica solo oggi. Sono mesi, che si parla di noi, con tutta quella cagnara che hanno fatto, a sproposito, sul ddl Cirinnà.  Di noi e del nostro utero. Questo benedetto utero che per secoli è stato schifato come il più malefico degli organi, responsabile di isterismi (appunto!) e punti deboli vari, e che negli ultimi tempi, invece, è sotto le luci della ribalta un giorno sì e l’altro pure, manco fosse Di Caprio. Re dei talk show. Protagonista di appelli accorati e petizioni. Responsabile di uno scisma epocale tra chi pensa che sia giusto poterlo prestare ad altri e chi no. Continue reading

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Work in progress

Nell’elenco delle catastrofi che occorrono nella nostra vita di comuni mortali, appena subito dopo il trasloco ma ben prima dell’abbandono da parte del partner, si collocano a mio parere i lavori a casa, eccellente attualizzazione del mito di Prometeo.

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Non solo coworking

Quando mi sono trasferita a Macondo lasciando la casa dove avevo vissuto per dodici anni, ho preso in affitto nella Grande Città un piccolo studiolo: una stanza in un ufficio d’altri nel Quartiere del Cavallo di Ferro, il più strategico logisticamente per le mie faccende d’affari (affari è un filo altisonante per i miei volumi ma vabbé). La motivazione ufficiale di questa iniziativa era dunque professionale (fare riunioni e scrivere); quella profonda era, come tutte le motivazioni profonde, chiaramente psicologica (attutiamo ‘sto trauma del distacco, va).

Come tutte le cose che servono a curare l’anima (dalla psicanalisi allo shopping passando per il fitness e il viaggio in India a ritrovar se stessi), l’iniziativa si rivelò assolutamente antieconomica. Continue reading

The big short

Uno dei film che va per la maggiore in questo periodo è… no, non Zalone, tranquilli… è, dicevo, The big short, in italiano La grande scommessa, mega movie hollywoodiano che annovera nel suo cast intergalattico un Christian Bale talmente strepitoso da essersi beccato una candidatura all’Oscar, e per fortuna come attore non protagonista, sennò il povero Leo se la vedeva brutta anche stavolta (non che Michael Fassbender/Steve Jobs sia l’ultimo degli sfigati con cui contendersi la statuetta, eh… Però vabbé, non gufiamo).
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Una videotelefonata non allunga la vita

Natale, andiamo, è tempo di migrare. Con buona pace del povero Gabriele, settembre in confronto a dicembre non è nessuno, in fatto di Grandi Transumanze. Perché Natale, si sa, è il tempo in cui la Gente si ricongiunge alla famiglia, qualsiasi bizzarra e multiforme aggregazione umana essa significhi. Chi non può ricongiungersi, quanto meno telefona. Anzi oggi, per lo più, VIDEOtelefona.
E allora c’è un dilemma che torna ad assillarmi, in questo periodo. Un dilemma che mi logora da quando esiste Skype. E questo dilemma è… Continue reading

La prima volta.

SCENA 1.
Lui e lei, abbracciati stretti. Lei piange, disperata.
– Non mi lasciareeeeee! (Tra le lacrime)
Lui sorride, le accarezza i capelli.
– Ma non ti sto lasciando, ci separiamo solo per un po’…
Si divincola dolcemente dall’abbraccio, fa un passo indietro, i singhiozzi di lei aumentano.
– NOOOOOOOOO! Non andareeeeee!!! Ti pregooooo!!!!
– …vado solo a lavoro, poi torno…
Lei però è inconsolabile, ripete il nome di lui tra le lacrime, ormai in una nenia inarrestabile.
Lui si fa forza, e va.

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