Buoni pasto e saggezza popolare

L’altra sera, mettendo ordine tra una vomitata e l’altra nel caos-post-trasloco-che-non-finirà mai, ho trovato per caso due blocchetti di buoni pasto appartenenti a Cuoresaldo e scadenti a dicembre 2013. Cioè, adesso.
Per una come me, che non ha mai avuto un lavoro normale da dipendente, i buoni pasto sono una specie di miracolo, una sorta di Manna dal cielo: foglietti di carta con cui puoi mangiare gratis in alcuni ristoranti ma anche fare la spesa, sempre gratis, in altri. E anche se Cuoresaldo mi ha spiegato che non è proprio gratis-gratis, perché i buoni sono un modo con cui la sua azienda gli elargisce parte dello stipendio, a me paiono comunque un miracolo che è peccato capitale sprecare del tipo che, se li fai “andare a male”, finisci all’inferno. A maggior ragione se corrispondono a lacrime e sangue buttati sul lavoro.
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