Il colore del cuore

Domani c’è Real Madrid-Napoli. Una partita importante, dicono. E a te che t’importa? Niente, ovviamente. Come ho raccontato all’inizio, qui, io sono una che il calcio proprio non lo segue. Dev’essere una questione genetica, tipo un pezzo di DNA mancante, e infatti anche i maschi della mia famiglia d’origine – unici esemplari sul suolo italico, credo – hanno questa sorta di impermeabilità alla faccenda. Tuttavia, anche questo l’ho già detto, se qualcuno mi chiede per chi tifo, io rispondo senza esitazione: Napoli. Non ho idea di chi ci giochi, ignoro chi sia l’allenatore, a malapena so che sta in serie A. Tiferei Napoli anche in Curva Sud all’Olimpico, in mezzo agli ultrà romanisti, rischiando la vita senza alcun motivo valido… Me ne fregasse qualcosa capirei, e invece no. Chissà perché. E’ una roba così, un po’ automatica, tipo il codice fiscale: sono nata lì, quello tifo, anche se non tifo, che devo farci. Azzurro è il colore del mio cuore. Azzurro come il cielo, come il mare, come tutte quelle robe lì da canzone melodica smelensa che però. Azzurro è il colore della mia infanzia, perché azzurre erano le scritte sui muri della mia città quando ero bambina. Azzurre erano le sciarpe al collo di Jo Talebana, di suo fratello e di suo padre quando il lunedì pomeriggio andavo a studiare a casa loro e loro erano ancora sotto effetto dell’adrenalina da stadio e alla fine mi hanno fatto pure imparare la formazione del Napoli a memoria. Azzurro era il colore dei coraggiosi, perché il più forte era bianconero e ci vuole assai a tifare il più forte. E poi azzurro è diventato anche quello, il colore del più forte, di Lui che ci ha dato motivo di alzare un po’ la testa in anni in cui per molto altro non la potevamo alzare anzi. Azzurro era il fiume di gente che per due volte è esondato nelle strade della città, sommergendo anche chi, come me, non aveva mai messo piede allo stadio. Azzurro era ed è il colore della mia Città…

…e azzurro, oggi, è anche il colore preferito di Pi.

Giuro che non c’entro niente, è una cosa che è successa a prescindere da me. Così come è successo che l’asino sia il suo animale preferito.

Azzurro + asino, o meglio, azzurro + ciuco: è pronto per il San Paolo, ha detto Jo Talebana. Lei, Altrofratello, la Roscetta e tutti gli amici della Città Natale sono pronti a farsi carico al posto mio di una vita di partite alla tv, allo stadio, di patemi condivisi e tutto quanto. Basterebbe poco: Pi, lo sai che esiste una squadra che ha per colore l’azzurro e per animale l’asino? E sarebbe fatta. Pi tiferebbe Napoli. Il Napoli è azzurro, ha l’asimo e poi è la squadra di mamma. E all’età di Pi, per restare nel gergo da stadio, la mamma non si discute, si ama.
Lei, e pure la sua squadra del cuore.

Ma io non rivelerò, a Pi, questa piccola grande verità. Anzi, per il momento addirittura gliela nascondo. Quando Pi ha intravisto giocatori del Napoli in tv, e mi ha chiesto chi fossero quegli uomini in azzurro, ho detto: sono gli arbitri, Pi. 

L’ho fatto, ho mentito, perché Cuoresaldo è della Roma. E lui, a differenza di me, al calcio ci tiene parecchio. Perciò, pazienza che la domenica mi lasceranno da sola per andare a vedere la partita di pallone: faccio un passo indietro, e cedo questo pezzetto non poco rilevante della formazione di Pi a Cuoresaldo.

Vabbè, capirai che sforzo, alla fine per te è anche un sollievo.

E no. Lo sforzo c’è, eccome.
Primo, perché hai visto mai che era la volta buona che, con Pi, il mio tifo da passivo diventava attivo. E secondo, e più importante, perché  Cuoresaldo durante quest’autunno-inverno è stato simpatico come la sabbia nel costume e si sarebbe meritato che io tesserassi me e Pi al San Paolo vita natural durante, altro che cedere il passo.

Ma invece l’ho ceduto.

E secondo me questo gesto qui è un po’ come un mazzo di fiori o un regalo o un biglietto poetico… insomma, quelle cose che si fanno a San Valentino. Anzi, è pure meglio. E’ proprio un gesto d’amore.

Altro che rosso, il cuore è azzurro.

napoli

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